19/10/2026

Festa del Cinema di Roma 2026: Kasia Smutniak emoziona con Mustang

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 19/10/2026 Aggiornato il 20/10/2026

Kasia Smutniak torna alla 21esima Festa del Cinema di Roma con Mustang, documentario molto personale che racconta oltre vent'anni di vita

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A tre anni di distanza da Mur, Kasia Smutniak torna come regista alla Festa del Cinema di Roma (nella sezione Progressive Cinema) con il suo secondo documentario intitolato Mustang.

Un racconto molto personale (e proprio per questo emozionante), che nasce dal primo viaggio fatto insieme a Pietro Taricone nel 2003 nella remota regione del Mustang per racchiudere poi oltre vent’anni di vita.

Kasia ha scritto il documentario (una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà con il contributo di Associazione Pietro Taricone grazie al sostegno di Unione Buddhista italiana) insieme a Marella Bombini. Quando potremo vederlo al cinema? Dal 23 novembre, grazie a Fandango Distribuzione.

Una promessa ai confini del mondo

Nel 2003 Kasia e Pietro si conoscono da poco quando, zaino in spalla e una piccola telecamera, partono per il Mustang. Quel luogo sospeso nel tempo, dove non esiste neppure la strada, diventa parte di loro e lì si scambiano una promessa: tornare un giorno e fare qualcosa per proteggere quella cultura. Però il corso degli eventi cambia improvvisamente e purtroppo insieme non ci torneranno più.Molti anni dopo la loro figlia Sophie riscopre le immagini di quel primo viaggio e di quelli che sua madre ha fatto poi con lei da bambina. È in questo percorso che nasce l’incontro con una donna speciale di nome Kunzom. È con lei che si realizza la promessa fatta un tempo: costruire una scuola che consente ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza dover abbandonare le loro famiglie. Attraverso la voce di Sophie, il racconto ripercorre oltre vent’anni di vita, tra memoria personale e storia collettiva, in un viaggio che attraversa il tempo e le generazioni, cercando ciò che resta quando tutto si trasforma in quel flusso incessante che in Mustang chiamano Samsara.

La parola a Kasia Smutniak

«È una storia raccontata nell’arco di 23 anni, che ha tanti strati anche emotivi. È un lungo viaggio, non solo fisico ma anche metaforico. L’arco narrativo è ampio e oggi il cerchio si chiude dato che la nostra storia diventa la vostra» – spiega Kasia Smutniak durante la conferenza stampa – «Certo, è molto personale, ma come le cose che ho fatto anche da attrice, un lavoro che ti permette di dare tutto quello che hai dentro. L’unica differenza è che in quest’ultimo caso il pubblico non capisce cosa è vero e cosa è finzione, mentre nel documentario arriva con più facilità anche perché le emozioni hanno dei nomi e dei volti».

Sul coinvolgimento di Sophie racconta: «Io e Marella abbiamo iniziato a lavorare a questo progetto nel 2018, prendendo tutto il materiale e pensando ad una chiave del racconto, che però non veniva mai bene. Poi Sophie è diventata all’improvviso grande: a 19 anni ha deciso di fare il suo primo viaggio in solitaria proprio a Mustang e mi ha chiesto la telecamera del papà. In quel momento mi sono resa conto che le cose si stavano compiendo. Ho lasciato tutto quello che stavo facendo e mi sono concentrata sul documentario, è stata proprio Sophie a portarli a farlo».