Zen warrior per la difesa personale
È una disciplina mix fra lo yoga e le atti marziali orientali, che insegna a essere presenti, centrate, consapevoli delle proprie potenzialità e sicure anche in un momento di pericolo o di aggressione
Sono sempre di più le donne che scelgono di frequentare corsi di autodifesa, ma questa scelta non significa necessariamente (come spesso si crede) apprendere mosse e colpi ad hoc con cui colpire un potenziale aggressore. «La difesa personale non è “fare male” a chi ci aggredisce, ma non lasciarsi sopraffare dal panico: è restare presenti anche quando la pressione sale, in modo da percepire i segnali di pericolo, è continuare a rimanere lucide, con la mente connessa al corpo, per anticipare le mosse di chi si ha di fronte, per riconoscere e scegliere la risposta giusta, per trasmettere determinazione anche con la sola postura» spiega Roberto Milletti, campione nazionale di karate, addestratore di corpi di sicurezza italiani e antiterrorismo in USA e Austria, formatore nella difesa personale e nello stress operativo. E un percorso per sviluppare queste capacità è rappresentato dallo Zen warrior, una disciplina messa a punto da Milletti e basata su un mix di movimenti, posizioni e sequenze ispirato allo yoga e alle arti marziali orientali.
È un training che sviluppa la capacità di flettersi senza spezzarsi, di acquisire un approccio agli eventi consapevole, ma morbido e distaccato, di sfruttare lucidamente le proprie potenzialità.
Con la massima concentrazione
Grazie allo Zen warrior le donne, che in numero crescente frequentano i corsi, imparano a gestire meglio situazioni di prevaricazione, di aggressione, di violenza. «Ci si abitua a legare la mente ai gesti con la massima concentrazione, senza pensare ad altro: un modo per sviluppare l’autocontrollo, che nei momenti di paura e di pericolo si perde» racconta Milletti.
Sequenze brevi
Lo Zen warrior prevede la ripetizione di brevi sequenze di movimenti e spostamenti nelle varie direzioni, armoniosi, simili a una danza e spesso eseguiti con la katana di legno, la spada tipica della tradizione orientale, simbolo della destrezza e del dominio sulla mente tipici di un guerriero. I movimenti vengono eseguiti molte volte, fino a diventare automatici, quasi ipnotici. «Arrivare a gestire il proprio corpo e a controllare lo spazio intorno a sé in modo automatico, senza dover pensare a come farlo, si rivelerà utile nel momento di pericolo, quando lo stress farà perdere lucidità, prontezza e controllo. Anche in quello stato d’animo la reazione verrà naturale» spiega Francesca Cassia, insegnante di yoga e di Zen warrior. E Roberto Milletti aggiunge: «Le neuroscienze e gli studi sui traumi mostrano che la ripetitività dei gesti riorganizza gli stimoli del sistema nervoso, rendendo più chiari i confini fra sé e gli altri. Quando il corpo sente i confini intorno a sé, acquistando padronanza delle direzioni e dei movimenti, il cervello smette di andare in allarme».
Durante la lezione gli esercizi si svolgono in piedi, mai a terra, e questo rende la disciplina accessibile a tutte e a qualsiasi età.
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