Yoga: sciogli le tue rigidità con il Guerriero umile
È un lavoro fisico ma anche metaforico, che insegna a non impiegare sempre e solo la forza per affrontare le sfide, ma ad abbandonare i propri schemi precostituiti cercando invece flessibilità e resilienza
Il meno noto fra i Guerrieri dello yoga, Baddha virabhadrasana, è il Guerriero umile. Un asana, come racconta l’insegnante Francesca Cassia, che può apparire semplice ma che non lo è: nell’interpretazione filosofica della tradizione yogica è infatti un guerriero che non combatte fuori, ma che si riorganizza dentro.
Anche un semplice colpo d’occhio mostra che le gambe sono attive, stabili, radicate e forti, mentre il busto si piega verso terra e si lascia andare.
Un dualismo costruttivo
Questo dualismo fra la parte superiore e quella inferiore del corpo non è una contraddizione ma, secondo gli insegnamenti degli antichi maestri, crea un equilibrio funzionale che è meccanico ma anche metaforico.
Dal punto di vista fisico, l’esperta spiega che la posa decomprime la colonna vertebrale con uno scarico della zona lombare: provoca insomma un rilascio della catena posteriore e una riduzione del tono difensivo dell’upper body. Il busto “smette di trattenere” ma le gambe, nello stesso tempo, lavorano come base strutturale ed esprimono potenza.
Quando la parte alta si arrende alla gravità, il diaframma trova più spazio per muoversi, il respiro diventa più ampio e naturale, tutta la tensione toracica viene meno e si percepisce chiaramente il flusso respiratorio: «Non c’è controllo del respiro, è un ritorno del respiro» puntualizza l’insegnante. È una condizione in cui il corpo manda un segnale chiaro al sistema nervoso centrale: “posso sostenere senza irrigidirmi”.
Stare meno sulla difensiva
Trasferendo il concetto al mondo e all’attitudine del guerriero, c’è meno allerta e più presenza, meno modalità difensiva e più modalità di regolazione: nel linguaggio dello yoga il guerriero non è solo azione, ma c’è anche il momento in cui l’azione si ferma e diventa ascolto. «E qui rientriamo in campo noi praticanti: sul tappetino, come accade metaforicamente anche nella vita, le forza non serve per sorreggere tutto, non deve necessariamente servire solo per sorreggere: a volte è utile perché permette di rilassarsi» conclude Cassia. Ciò significa che essere stabili, fiduciose e determinate permette di abbandonare le proprie rigidità e le paure, di ascoltarsi, trovare nuove risorse e continuare ad affrontare le sfide della vita.
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