Yoga: perché praticare in gruppo fa bene
Ci sono buoni motivi legati agli antichi insegnamenti della tradizione indiana, ma anche vantaggi psicofisici comprovati dalla medicina e in particolare dalle neuroscienze
«Praticare yoga da soli ha i suoi benefici, ma praticarlo in gruppo porta una dimensione completamente diversa. L’esperienza condivisa non è solo motivazione: è un allenamento profondo per il corpo, il sistema nervoso e il cuore»: chi parla è l’insegnante Francesca Cassia, che ci spiega i fondamenti di questa affermazione, che spaziano da quelli legati alla fisiologia e alle potenzialità del sistema nervoso fino a quelli più filosofici, che ci arrivano dagli insegnamenti della tradizione indiana.
“Sangha (la comunità spirituale) è il sostegno dei cuori: se non c’è, anche l’anima più forte vacilla” tramandano gli antichi testi indiani.
La forza del gruppo
L’esperta ricorda che gli esseri umani sono animali sociali, il cui sistema nervoso non funziona solo individualmente: si modula infatti attraverso l’interazione con gli altri. Le neuroscienze somatiche insegnano che stare vicini ad altri praticanti regola il tono vagale, cioè influisce sul sistema nervoso autonomo favorendo calma, sicurezza e resilienza. Questo accade perché il corpo percepisce i segnali di presenza, respiro e movimento degli altri, attivando circuiti di co-regolazione che riducono stress e ansia. La percezione di trovarsi in un contesto sociale positivo stimola poi la produzione di endorfine e di ossitocina, neurotrasmettitori associati al benessere, al piacere e alla tranquillità, e si innesta un meccanismo che crea un senso di appartenenza e di fiducia.
Praticare con altri, in modo sincrono, cioè effettuando tutti gli stessi gesti, interferisce con il benessere anche perché il battito cardiaco e il ritmo respiratorio si armonizzano, e la presenza di altri amplifica la percezione del corpo e dello spazio, migliorando propriocezione e equilibrio.
Se poi si eseguono degli esercizi, delle transizioni o degli asana insieme, ad esempio in coppia, si rinforza il senso di sicurezza e di fiducia. Il risultato è che ci si sente meno soli e meno vulnerabili.
Gli insegnamenti degli antichi maestri
Oltre alle evidenze cliniche, molte ragioni per esercitarsi in gruppo arrivano direttamente dagli insegnamenti degli antichi maestri indiani. Nella tradizione yogica si parla di Sangha, la comunità spirituale, un contesto in cui il singolo si sente riconosciuto, sostenuto e parte di qualcosa più grande. I testi indiani sottolineano che la pratica condivisa apre il cuore (hridaya), rafforza la mente (chitta) favorisce l’apprendimento e l’evoluzione (samskara): «Il concetto è chiaro, nessuno cresce isolato. La comunità è il terreno fertile in cui corpo, mente e spirito trovano equilibrio» commenta Cassia.
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