10/07/2026

Yoga: non tutte le respirazioni sono uguali

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 10/07/2026 Aggiornato il 10/07/2026

A seconda di come si inspira e si espira si possono ottenere effetti e benefici diversi sull’intero organismo, adeguati alle proprie condizioni ed esigenze. La pratica insegna come fare 

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È un gesto tanto naturale quanto automatico, che fa parte di ogni istante della nostra vita quotidiana: inspirare ed espirare accade infatti senza che ce ne accorgiamo, senza che dobbiamo pensare a farlo. Viene da sé. Ma quando si parla di pranayama, cioè di esercizi di respirazione nello yoga, e di atti respiratori che accompagnano le tenute degli asana, le cose sono diverse. Lo spiega l’insegnante Francesca Cassia, con un’efficace sintesi: «Nella pratica cambia il modo in cui respiri mentre lo fai».

«Nello yoga il respiro non è automatico. È una direzione» afferma l’esperta, che ci “traduce” in modo semplice gli input dati agli allievi durante una lezione.

Imparare la tecnica

Le regole che tutte avrete sentito enunciare, se avete partecipato anche solo a una sessione di yoga, sono sostanzialmente due: respirare dal naso ed eseguire una respirazione completa. Se siete yogini un po’ più esperte, vi sarà stato chiarito anche come individuare l’obiettivo da perseguire e come respirare in funzione di questo. Ecco allora che cosa significano questi principi e perché sono importanti.

Respirare dal naso ha una funzione fisiologica e assicura vantaggi molto importanti. Fare passare l’aria attraverso le narici (e non dalla bocca) significa filtrare, regolare, rallentare il flusso. «L’aria viene resa più calda, più pulita, più compatibile con il “sistema” in cui entra» sottolinea Cassia. Inoltre in questo modo si attiva la produzione di ossido nitrico, una sostanza che supporta ossigenazione e circolazione, e che perciò contribuisce al benessere generale, al migliore funzionamento di tutta macchina-organismo. Respirare attraverso il naso serve anche a stabilizzare il sistema nervoso, perché il corpo entra più facilmente in uno stato presente, calmo e non reattivo.

Quando un insegnante di yoga parla di “respirazione completa” (invitandovi a compierla), si riferisce a ciò che gli americani chiamano Complete Yogic Breathing e che consiste nell’utilizzare addome e torace, fino alla parte alta dei polmoni, ad ogni atto respiratorio. Con un po’ di esperienza si acquisisce la giusta tecnica.

Dare il giusto focus al respiro

Durante la pratica, però, il vero lavoro è dare al respiro il focus desiderato: non si tratta solo di “fare la respirazione completa”, ma di decidere a che cosa deve servire il respiro. Nello yoga lavorando sulla respirazione si possono raggiungere due effetti diversi.

Con un’espirazione lunga si ottiene rilascio, reset dell’organismo. Allungando l’espirazione, infatti, viene attivato il sistema parasimpatico e il corpo si rilassa più profondamente, lo stress diminuisce, i tessuti si decontraggono. Questa modalità è quella del recupero, della morbidezza e dell’ascolto ed è utile quando si è tesi, si è sovraccarichi, si ha bisogno di calma, di radicamento. Grazie a espirazioni più lunghe, il corpo impara a “lasciar andare”, in senso fisico ed emotivo.

Rendendo più attiva e pronunciata l’inspirazione, invece, si ottengono energia ed effetto dinamizzante. Quando l’inspirazione è più piena, infatti, aumenta l’attivazione del sistema simpatico: migliorano il tono muscolare e la presenza mentale, si alza il livello di energia e il corpo è pronto ad espandersi nello spazio. Questa è la modalità respiratoria associata alla vitalità, utile quando ci si sente scarichi, quando si ha bisogno di chiarezza e lucidità, quando si cerca una direzione e quando serve poter contare su un corpo che si accende, che è pronto ad allenarsi e a muoversi.