02/10/2026

Meditazione yoga: come si fa e perché è utile nella vita quotidiana

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 02/10/2026 Aggiornato il 02/10/2026

È un aspetto della pratica che è ancora oggetto di convinzioni imprecise e di conoscenze troppo limitate. L’esperta fa chiarezza

ok-GIULIA-ALBIERO-BY-MARGHERITA-CENNI

La diffusione della pratica yogica e di tanti insegnamenti medico-filosofici della cultura e della tradizione indiana ha fatto conoscere ad un vasto pubblico il concetto di “meditazione”, che però viene spesso travisato e banalmente associato all’immagine di un guru nella posa del Loto, immobile, con gli occhi chiusi, le mani appoggiate sulle ginocchia, il pollice e l’indice uniti. L’insegnante Francesca Cassia ci aiuta a superare i cliché.

Meditazione, nell’antica disciplina indiana, non significa né “riflettere”, né “pensare attentamente a qualcosa” e nemmeno “sforzarsi di svuotare la mente dai pensieri”.

Stare nel qui e ora

In una società che ci induce a vivere in modalità multitasking, scrivendo contemporaneamente una mail e rispondendo al telefono, ascoltando una persona che ci parla e pensando già nello stesso tempo a ciò che faremo dopo, è naturale credere che la meditazione sia qualcosa di “fisico”, il prodotto di una riflessione o di un’attività cerebrale concreta. Non è così. Meditare, nello yoga, significa esserci, stare nel qui-e-ora.

In due step

Come spiega l’esperta, la pratica yogica allena la nostra attenzione e lo fa da centinaia di anni, sfruttando due momenti precisi: la concentrazione e la meditazione, che in sanscrito si chiamano rispettivamente Dharana e Dhyana. Dharana è il primo step e coincide con il focus: “Si sceglie un punto e lì si porta l’attenzione. Può essere il respiro, una sensazione nel corpo, un suono. Quando ci si distrare, si ritorna intenzionalmente al focus” descrive Cassia. Quando il focus non deve più essere mantenuto con impegno, perché non occorre più contrastare le distrazioni, si parla di Dhyana, la meditazione. “L’attenzione non deve più essere continuamente riportata al punto scelto: diventa più stabile, continua, meno faticosa” sottolinea l’insegnante.

Per regolare l’attenzione

Dal punto di vista del sistema nervoso, l’esercizio può aiutare a sviluppare una maggiore capacità di regolare l’attenzione e la risposta agli stimoli, favorendo anche una sensazione di calma e presenza: “La meditazione è presenza. Non significa spegnere il cervello. Significa imparare a non reagire automaticamente a tutto ciò che accade intorno” riassume l’esperta.

Tre esercizi

Volete qualche suggerimento per sviluppare attenzione, concentrazione e meditazione, trasferendo alla vita quotidiana gli insegnamenti e i principi degli antichi maestri yogi? Ecco tre semplici esercizi servono ad allenare la mente a “esserci”, a fermarsi al qui-e-ora, proprio come si fa sul tappetino.

Al risveglio, prima di prendere in mano il telefono, fate 5 respiri prestando attenzione solo all’aria che entra e che esce. Quando siete al lavoro, prima di passare da un’attività all’altra fermatevi 30 secondi. Fate un respiro profondo e forzatevi a fare una cosa alla volta. Alla sera, prima di dormire, sdraiatevi e portate l’attenzione lentamente dai piedi alla testa, ascoltando semplicemente.