Post training recovery: quanto conta per te?
Gli italiani sul recupero dopo il training hanno idee poco chiare e nel dubbio lo saltano senza rendersi conto dell'errore e delle sue possibili conseguenze
C’è una parte dell’allenamento che “vale” tanto quanto le sessioni di esercizio in sé: è il recovery, la fase di recupero post-training. Se ne conosce più o meno l’importanza, ma ancora in modo sommario e troppo impreciso, come dimostra una ricerca condotta nel gennaio 2026 da YouGov per la catena di centri Virgin Active. L’abitudine a praticare fitness con costanza e continuità sta crescendo fra gli italiani, ma non si può dire altrettanto della dimestichezza che il popolo delle palestre ha con il recupero.
Diamo i numeri
I dati emersi dalla ricerca mostrano che il 61% si allena almeno una volta a settimana e quasi un italiano su tre (32%) pratica attività fisica 2-3 volte a settimana. La costanza è particolarmente evidente tra i 18-34enni, fascia di età in cui il 44% si allena 2-3 volte a settimana, ma riguarda anche gli over 50 (30%). Le conoscenze sulla fase post training, però, non mostrano altrettanta determinazione e preparazione rispetto ai benefici del recovery.
Dallo studio YouGov si capisce che il recupero dopo l’allenamento non ha ancora un significato chiaro: per il 36% degli italiani è fatto di pratiche corporee come stretching o massaggi, per il 22% significa ridurre stress e rilassare la mente, per un altro 22% è legato ad alimentazione e integrazione.
Ma ben il 24% ammette di non sapere davvero cosa sia il recovery, segno che il recupero non è ancora pienamente percepito come parte integrante dell’allenamento.
Dallo stretching alla respirazione
Chi dedica tempo al recupero dopo i propri workout sceglie perlopiù lo stretching (47%), qualcuno ama le tecniche di respirazione (24%), mentre è decisamente poco nota la possibilità di utilizzare pratiche e strumenti pensati proprio per un recupero muscolare profondo: solo il 9% utilizza il foam roller o altri tool decontratturanti specifici, il 9% svolge esercizi strutturati di mobilità, il 6% ricorre a massaggi professionali e appena l’11% utilizza le aree relax del centro fitness, come sauna, bagno turco o idromassaggio. Chi adotta almeno una attività di recovery, le dedica meno di 10 minuti (35%) e solo il 9% supera i 30 minuti.
La triste realtà
Ma l’amara realtà, che gli esperti stigmatizzano, è questa: il 18% non svolge alcuna attività di recovery dopo l’allenamento, perché non sa cosa fare, perché non ha la percezione che sia utile, perché non ha tempo. Male, malissimo, come spiega Stefano Gaudio, fisioterapista e divulgatore social che collabora con Virgin Active: «Il recovery non è una pausa dall’allenamento, ma una sua parte fondamentale. È il momento in cui il corpo assimila lo stimolo, riduce le tensioni e costruisce adattamento. Allenarsi senza recuperare in modo adeguato significa accumulare fatica e aumentare il rischio di sovraccarichi e infortuni. Anche pochi minuti, se guidati correttamente, possono fare la differenza nel lungo periodo».
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