12/08/2019

Nuoto, cosa cambia se ti alleni al mare

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il Aggiornato il 12/08/2019

Ecco i consigli degli esperti per trasferire in acque libere le sessioni di training che di solito affronti in piscina

nuoto in mare

Una vacanza al mare non è solo relax sulla spiaggia e qualche tuffo rinfrescante di tanto in tanto. O almeno non lo è per tutte. Se siete abituate ad andare in piscina e vi allenate sistematicamente in vasca, una volta raggiunta la località marina in cui trascorrere le ferie non vedrete l’ora di organizzare le vostre uscite di training lontane dalla riva, dalla folla e dal rumore.

L’ambiente marino, molto diverso da quello della piscina, offre tante opportunità in più, perché consente nuotate meno monotone, più divertenti e fantasiose.

Come organizzare l’allenamento

Una regola di sicurezza che vale per tutte, anche per le più allenate, è conoscere la zona (specie se ci si allontana molto dalla battigia) e la segnaletica fornita dalle boe, che delimitano le zone in cui non si può nuotare. Ecco i consigli di Claudio Priamo, allenatore di nuoto, tecnico SCMeran, team collegato allo “Young Team Speedo”.

Se avete una buona tecnica

Se siete abituate ad andare in piscina e avete una buona tecnica potete trasferire in acque libere le vostre abituali sessioni di lavoro, senza alcuna modifica particolare: allenatevi quindi come fareste in vasca, con la stessa frequenza e per la stessa durata. L’importante è che facciate sempre riferimento alle vostre capacità tecniche e al vostro livello di preparazione fisico-atletica.

Se siete poco esperte

Se non siete nuotatrici top, ricordate che trascorrere ore facendo snorkeling a ritmo blando è un’attività motoria benefica e rigenerante, ma non una seduta di allenamento vera e propria, che invece presuppone precisi obiettivi di tempo, distanza percorsa e ritmo.

Se volete migliorare

Se invece siete esperte e sapete come porvi i traguardi da raggiungere ogni volta, procuratevi un orologio sportivo, che fornisce la distanza, la velocità e il numero di bracciate eseguite durante il training: vi permetterà di impostare le successive sedute, variando correttamente i vostri obiettivi. In pratica, vi aiuterà a capire se in una seduta siete riuscite a nuotare quanto vi eravate prefissate e con il ritmo sperato, oppure no. Così alzerete l’asticella, oppure vi porrete traguardi meno ambiziosi, per la sessione di allenamento successiva.

Costruire un interval training

In generale, una buona sessione di lavoro prevede 10 minuti di riscaldamento e una parte centrale con intervalli, in cui si variano tempi e ritmo di nuotata. Meglio nuotare senza ausili (pinne e palette per le mani), utilizzando le pinnette corte (non quelle da subacquea), che mantengono una coordinazione dei movimenti delle gambe simile a quella naturale, solo in caso di mare mosso se vi serve un aiuto.