Cicloturismo al femminile, un mondo in crescita
Sono sempre più numerose le donne che decidono di affrontare un viaggio su due ruote, scoprendo territori affascinanti e mettendo alla prova le proprie capacità fisiche ed emotive
Siete amanti degli spostamenti, più o meno lunghi, su due ruote? Allora non vi stupirà scoprire che le donne sono una presenza in fortissima crescita nel mondo del viaggio in bicicletta. Il tema, centrale alla Fiera del cicloturismo di Padova di fine marzo (27-29 marzo), riflette un fenomeno di grande tendenza: la bici non è più solo un mezzo di trasporto quotidiano o uno strumento sportivo, ma anche una compagna di viaggi. Il 2025 ha confermato il boom del cicloturismo femminile.Le donne scelgono sempre più spesso viaggi di gruppo, organizzati anche tramite community online, prediligendo percorsi sicuri e ben segnalati, con un uso crescente dell’intermodalità bici+treno. Tra le motivazioni principali emergono il contatto con la natura, l’immersione nella cultura locale e l’integrazione con esperienze di benessere e rigenerazione.
Le donne rappresentano circa il 29,7% dei cicloturisti italiani (dato 2024), una quota in costante aumento.
Viva l’e-bike
Secondo il rapporto “Viaggiare con la bici” di ENIT e Legambiente, le cicloturiste hanno prevalentemente un’età compresa tra i 30 e i 55 anni, un livello di istruzione medio-alto e svolgono professioni qualificate (impiegate, insegnanti, lavoratrici autonome, professioniste). Preferiscono tappe giornaliere tra i 30 e i 60 chilometri, fanno ampio uso di e-bike e ricercano servizi accessori come trasporto bagagli, assistenza tecnica e guide locali. Per loro l’esperienza ideale combina natura, cultura, sicurezza e attenzione alle comunità locali.
Gli itinerari preferiti
Per quanto riguarda le destinazioni più scelte, i percorsi culturali e naturalistici risultano particolarmente attrattivi, soprattutto se caratterizzati da pendenze moderate, logistica semplificata e tratti protetti dal traffico. Tra gli itinerari con maggiore presenza femminile ci sono la Ciclovia dei Castelli in Toscana (63% di donne), la Ciclovia Arenzano-Varazze in Liguria (43,1%), la Ciclovia dei Parchi della Calabria (41,4%) e la Ciclovia Pedemontana FVG3 in Friuli Venezia Giulia, dove 1 cicloturista su 3 è donna. Ma se volete mettervi alla prova e siete interessate ad altre destinazioni suggestive, riscuotono interesse anche la Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese, la Ciclovia Alpe Adria (nel tratto italiano da Tarvisio a Grado si pedala quasi sempre in discesa o pianura su una ex ferrovia riconvertita), la Ciclovia del Mincio, che unisce Peschiera del Garda a Mantova (45 km), e la Ciclabile dei Fiori in Liguria, tra Ospedaletti e San Lorenzo al Mare.
La scelta migliore per una donna che vuole iniziare col cicloturismo o godersi un’avventura in bici senza stress è la Ciclovia Treviso-Ostiglia, un percorso lungo un’ex ferrovia militare riconvertita in un’autostrada verde, dritta e pianeggiante: 85 km attraverso il Parco del Sile, un’area naturalistica dove si pedala sopra le sorgenti del fiume omonimo, dalla città di Treviso fino a Cologna Veneta, in gran parte protetta da filari di alberi. Un’altra proposta adatta alle principianti è la Ciclovia del Trasimeno, un itinerario ad anello di 59 km che costeggia quasi interamente il perimetro del Lago omonimo in Umbria: il percorso è pianeggiante (dislivello di circa 180 metri) e si snoda tra piste ciclabili protette, strade sterrate e brevi tratti di viabilità ordinaria.
Un scelta che rende più libere e sicure
Pinar Pinzuti, direttrice della Fiera del Cicloturismo, commenta: «Puntare sul cicloturismo femminile per noi è sempre stato importantissimo: per una donna, fare un viaggio in bicicletta significa scoprire quanto puoi contare su te stessa e sul mondo intorno. Ogni viaggio in bici ci insegna a decidere un percorso, a fidarci del nostro corpo, a scegliere quando fermarci e quando spingere. Per noi donne, tutto questo assume ancora più valore: imparare a muoversi in autonomia significa rompere barriere culturali e paure che spesso limitano la nostra libertà. La bici diventa così uno strumento di indipendenza, che ci permette di occupare spazio con fiducia, di esplorare senza aspettare il permesso di nessuno, e di riscrivere il nostro modo di stare al mondo».
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