Acquafitness: hai mai provato un EMOM?
È l’acronimo di una formula di lavoro che si usa anche a secco, ma che in piscina trova la sua declinazione più sicura e atraumatica
Le tendenze del fitness si arricchiscono costantemente di nuove modalità di allenamento, che riflettono gli studi medico-scientifici sull’efficacia delle diverse forme di training. Si adottano quindi nuove denominazioni e, spesso, si usano acronimi che derivano dall’inglese, come HIIT (high intensity interval training) o PHA (peripheral heart action): alcuni sono ben noti anche agli sportivi amatoriali, altri sono conosciuti solo dai più tecnici, dagli addetti ai lavori o dagli agonisti. Lo racconta Diego Taddei, allenatore federale di nuoto e master trainer internazionale di fitness in acqua, citando una delle modalità di training meno note al grande pubblico, ma particolarmente adatta alle sessioni in piscina: l’EMOM, che sta per each minute on minute, letteralmente “ogni minuto al minuto”. L’esperto spiega in che cosa consiste e i motivi per cui dovreste provarla se volete modellare rapidamente ed efficacemente la muscolatura.
È uno schema di allenamento che si usa per il potenziamento muscolare, sia nelle sedute con il personal che nelle lezioni acquatiche di gruppo.
Per qualunque tipo di lezione
L’EMOM si applica in qualsiasi tipo di lezione acquatica, da quelle di impianto più “tradizionale” ai workout a circuito, costituiti cioè da più stazioni di lavoro in cui bisogna eseguire degli esercizi prestabiliti.
In base al livello del gruppo di cui fate parte, l’istruttore stabilisce il numero di ripetizioni da fare: ad esempio 30 ripetute di ritmiche aperture a croce e chiusure delle braccia, rese più intense dall’uso di guantini palmati (che fanno aumentare la resistenza da vincere ad ogni gesto). Avete a disposizione un tempo certo, ad esempio un minuto, per effettuare il numero di ripetizioni indicato. L’obiettivo è concludere la serie prevista in quella frazione di lavoro entro il tempo prefissato: una volta terminato l’esercizio, il tempo rimanente fino ad arrivare allo scoccare del minuto vi serve per il recupero. Quanto più eseguite l’esercizio con un ritmo veloce (e allenante), tanto più lunga è la pausa che potete concedervi. Poi passate alla stazione successiva.
Intensità progressiva
Questo schema viene ripetuto più volte, eseguendo lo stesso esercizio per mettere in gioco sempre lo stesso gruppo muscolare. Mentre all’inizio riuscite a terminare le ripetizioni in un arco di tempo più breve, in seguito la fatica si fa sentire e ad ogni stazione ve ne serve uno più lungo: ciò significa che il vostro tempo di recupero si riduce sempre di più. Risultato? L’intensità dello sforzo è progressiva, le pause diminuiscono e i vostri muscoli, sempre più sollecitati, acquistano forza e resistenza. Cioè si modellano e si definiscono.
Con la protezione dell’acqua
Si tratta di uno schema di training che sta prendendo piede nei workout in piscina, dove è particolarmente sicuro e atraumatico. Infatti in immersione, anche quando i muscoli coinvolti sono molto stanchi e si tende a compiere gesti meno precisi, l’acqua abbraccia e offre un sostegno, evitando di eseguire movimenti dannosi o rischiosi per le articolazioni.
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