03/06/2018

Blindly dancing, ballare con gli occhi bendati per sentirsi libere

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il Aggiornato il 03/06/2018

La danza bendati insegna ad ascoltarsi e a superare i propri limiti, fidandosi di se stesse e affidandosi agli altri (spesso perfetti sconosciuti, bendati a loro volta)

DANZAINFIERA

Immaginate di ballare con gli occhi bendati, insieme ad altre persone bendate come voi. Una situazione anomala e di forte impatto, che vi insegna ad ascoltare il vostro corpo diversamente da come fate di solito, a muovervi nello spazio che vi circonda senza avere punti di riferimento visivi, a provare a fidarvi di voi stesse in modo nuovo e, soprattutto, ad affidarvi totalmente alla guida e alle braccia di altri (perlopiù sconosciuti), che si trovano nella vostra stessa condizione limitante. Un’esperienza emozionantissima che vi offre la Blindly dancing, la danza al buio.

Nasce da un’esperienza personale

La disciplina  è nata dal percorso personale e professionale di Elena Travaini, ballerina e insegnante di danza non vedente, insieme al suo compagno (nel ballo e nella vita) Anthony Carollo. Anthony non ha la disabilità di Elena, ma da anni gareggiano e si esibiscono bendati, perché la complicità e la sintonia speciale che si creano fra loro moltiplicano la magia e l’emozione delle loro performance.

Mettersi alla prova, sfidando le paure date dall’oscurità totale, annullare ogni barriera difensiva e alla fine scoprire che si riesce a fare qualcosa che non si credeva possibile: perché i limiti, spesso, ce li poniamo da soli.

Prendere confidenza, in 3 step

Le lezioni e i workshop di Blindly dancing sono tenute da Elena e Anthony in Italia e all’Estero, nei centri di danza, nelle aziende, nelle scuole, agli eventi di sensibilizzazione sui temi dell’integrazione e della disabilità, oltre alle fiere di settore: all’ultima edizione di Danzainfiera, ad esempio, il successo è stato enorme. Una lezione-tipo vi porta a ballare la bachata in coppia, eseguendo i passi base, attraverso tre fasi: prima da soli, per prendere possesso dello spazio in modo nuovo, poi a coppie, con ripetuti cambi di compagno, infine in gruppo, con esercizi basati sulla fiducia (ad esempio abbandonarsi e lasciarsi cadere nelle mani di 5-6 persone disposte tutt’intorno). Non si corre alcun rischio, gli insegnanti sono presenti e controllano ogni passaggio. E alla fine si riesce a ballare davvero, scardinando tante convinzioni e sovvertendo le proprie abitudini nella gestualità. Chi non ha mai danzato è facilitato, perché non ha automatismi già acquisiti e apprende proprio gli schemi motori che servono quando non ci si vede.

Un percorso di crescita

Non è solo una lezione di ballo, ma un percorso di conoscenza e di crescita, cui Elena ha voluto dare l’impronta di una vera e propria esperienza di coaching. Attraverso la danza, che è giocosa e divertente, si arriva infatti a una fase finale di confronto e condivisione, in cui ogni partecipante racconta le proprie emozioni. Chi l’ha provato giura che la sensazione più forte è quella di libertà: in quei momenti, al buio, non c’è nulla intorno e nessuno che giudica, si può essere se stessi come in nessun’altra situazione.
Per informazioni sulle location di stage e corsi www.blindly-dancing.flazio.com e www.facebook.com/blindlydance/