20/07/2021

Mangiare in fretta fa ingrassare

Veronica Colella Pubblicato il 20/07/2021 Aggiornato il 20/07/2021

La velocità con cui si consumano i pasti influisce sia sul peso che sulla digestione. Ecco perché vale la pena rallentare

mangiare in fretta

Chi ha troppa fretta di alzarsi da tavola, o addirittura rinuncia a tutto il rituale in favore di un più pratico e spartano pasto in piedi, a malapena si prende il tempo di masticare. Una cattiva abitudine che come sappiamo si porta dietro tutta una serie di conseguenze indesiderate: gonfia la pancia, spinge a esagerare con le porzioni, appesantisce la digestione e non permette di sentirsi davvero appagati. Né al ristorante, dove magari si finisce per sbirciare la lista dei dolci mentre gli altri sono ancora a metà del primo, né tantomeno dopo aver passato ore in cucina. E la tentazione di tagliare la testa al toro imparando a sopravvivere a ramen liofilizzato e cibi pronti da scaldare è sempre più forte.

Uno dei motivi per cui la fretta è una cattiva consigliera è che non permette di capire quando si è sazi.

Così si mangia troppo

Ecco perché secondo gli esperti mangiare troppo in fretta porta a riempirsi più del necessario, sia sul momento che in differita. In gioco c’è anche il senso di insoddisfazione legato all’aver mandato giù una forchettata dopo l’altra quasi senza sentirne il sapore, presupposto ideale per i fuori pasto a base di biscotti e patatine dall’alto potere consolatorio. Ma quando si sviluppa questa abitudine e per quale motivo?

Primi in tutto

In un recente articolo pubblicato sulla rivista accademica Clinical Obesity, un gruppo di ricercatori inglesi fa risalire l’abitudine a mangiare troppo velocemente all’infanzia e alla presenza di fratelli o sorelle. Prendendo in considerazione i dati relativi a due studi effettuati nel Regno Unito – il primo su un campione di 132 bambini a Bristol e il secondo su un campione di 552 adulti e 256 bambini a Londra – gli esperti hanno voluto indagare un possibile legame tra il vizio di mangiare in fretta e l’ordine di nascita rispetto a possibili fratelli o sorelle. I risultati indicano che è due volte più probabile che il velocista di casa sia il primogenito e che  i figli unici al contrario, tendano a mangiare più lentamente. È ancora incerto invece quanto e come incida il fatto di provenire da una famiglia numerosa: l’associazione è stata rilevata tra i bambini di Bristol ma non tra quelli di Londra, dove però le abitudini alimentari degli adulti sembrano essere legate al numero di fratelli e sorelle con cui si è cresciuti.

Competitivi o distratti?

Le dinamiche familiari sono una questione complessa, ma può darsi che avere fratelli minori porti inconsciamente i più grandi a spingere sull’acceleratore per via di una naturale competizione per le risorse. Oppure, ragionano i ricercatori, è possibile che la presenza ai pasti di più bambini o adolescenti sia un elemento di distrazione. C’è la voglia di alzarsi e di andare a giocare il più in fretta possibile, ma anche la tendenza a perdersi in chiacchiere. E da adulti si manterranno le stesse abitudini, ecco perché primogeniti e figli unici risultano agli antipodi.

Ritagliarsi il proprio tempo

Quali che siano le abitudini ereditate negli anni della crescita, tenere al minimo le distrazioni è un buon consiglio per chi vuole imparare a rallentare. Non solo sarebbe meglio dedicare almeno 20 minuti a ogni pasto, in modo che il senso di sazietà abbia il tempo di farsi sentire, ma conviene farlo a schermo spento anche quando si è da soli. E se è vero che studi precedenti suggeriscono che mangiare in compagnia porti a esagerare sempre un po’, imporsi di tenere lo stesso ritmo dei commensali più lenti potrebbe effettivamente essere d’aiuto.