Cibi antinfiammatori sulla tavola autunnale

Redazione Pubblicato il 25/09/2026 Aggiornato il 25/09/2026

Colorati e antiossidanti. Metti nel carrello della spesa frutta e verdura di stagione per combattere l’infiammazione a più livelli 

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A basso grado, ma per il nostro organismo il conto da pagare è piuttosto elevato. L’infiammazione è un meccanismo di autodifesa del corpo, messo in campo per contrastare le infezioni.

Quando però i livelli di infiammazione rimangono costanti e si cronicizzano, organi e tessuti ne fanno le spese con problemi a carico del sistema cardiovascolare, del metabolismo, squilibri alla tiroide, eruzioni cutanee, intolleranze e allergie.

«L’alimentazione è di grande aiuto per diminuire questa condizione e ogni stagione offre preziosi alleati», spiega la dottoressa Chiara Boscaro, biologa nutrizionista all’Istituto Clinico San Siro di Milano.

I classici della tradizione autunnale

La zucca è fonte di vitamina C, alleata del fisiologico funzionamento delle difese immunitarie, così come di betacarotene, un potente antiossidante che promuove l’integrità e la rigenerazione delle mucose intestinali e respiratorie. «Nonostante il suo sapore dolce, la zucca ha un basso indice glicemico», precisa la nutrizionista.

Broccoli, cavoli, cime di rapa, verze fanno parte della famiglia delle crucifere e contengono una sostanza chiamata sulforafano, che blocca l’infiammazione modulando le difese. Questi ortaggi sono ricchi anche di glutatione, utile per un’azione detox al fegato.

Le castagne contengono acido gallico, acido alfa-linoleico e vitamina E, un booster antinfiammatorio. «Attenzione a non esagerare con le quantità, perché le castagne sono anche molto caloriche», dice l’esperta.

La melagrana è ricca di quercetina (che funziona come anti-stanchezza) e punicalagina (soprattutto nella buccia e nel succo), un principio attivo protettivo dell’intestino e dell’apparato cardiovascolare. Questo frutto è fino a tre volte più antiossidante del tè verde.

I funghi sono fonte di vitamina E e di betaglucani. «Questi ultimi riducono le citochine infiammatorie e supportano il microbiota», conclude Boscaro.