Arance rosse: buone per la salute e per la ricerca
Dal lunedì 2 febbraio, le “Arance rosse per la Ricerca” entrano nei supermercati per sostenere i progetti di Fondazione AIRC
Sabato 24 gennaio migliaia di volontari AIRC hanno colorato le piazze di tutta Italia con le Arance della Salute e raccolto fondi indispensabili per sostenere la ricerca sul cancro, con la distribuzione di reticelle di arance rosse, vasetti di marmellata di arance rosse e miele di fiori d’arancio. Ora la raccolta di fondi continua nei supermercati
Dal 2 febbraio, fino ad esaurimento scorte, in tutti i punti vendita che aderiscono all’iniziativa, acquistando una rete di arance rosse da 2,5 chili, 50 centesimi saranno devoluti a Fondazione AIRC.
Le arance sono riconoscibili grazie al packaging contrassegnato da AIRC. Per conoscere i punti vendita a cui rivolgersi visita il sito: arancedellasalute.airc.it
Come nasce l’idea
L’idea delle Arance della Salute nasce nel 1990 quando Maria Carla Borghese, allora consigliere del Comitato Sicilia di AIRC, ebbe la felice intuizione di accostare all’Azalea della Ricerca una manifestazione analoga nella stagione invernale. La scelta ricadde sulle arance rosse di Sicilia, frutto simbolo della sana alimentazione. Questo frutto contiene infatti pigmenti naturali con importanti poteri antiossidanti e circa il quaranta per cento in più di vitamina C rispetto agli altri agrumi.
Perché fanno così bene
Il cibo che consumiamo può influire sulla prevenzione ed esserne un prezioso alleato insieme all’attività fisica. Alcuni tipi di tumore – in particolare quelli che interessano esofago, stomaco e intestino – sono fra i più sensibili agli effetti di una dieta sbilanciata.«Le arance rosse, sono ricche di pigmenti chiamati antocianine che in laboratorio hanno dimostrato di poter rallentare la proliferazione cellulare e aumentare la morte cellulare programmata in numerosi tipi di tumore, come quelli del colon-retto o della prostata» spiega Luigi Ricciardiello, ricercatore Fondazione AIRC e Professore di gastroenterologia all’Università di Bologna.
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