Dado da cucina: fa male? Come usarlo nel modo giusto

Redazione Pubblicato il 09/05/2017 Aggiornato il 09/05/2017

Pratico e versatile il dado va usato con parsimonia perché è un concentrato di sale e glutammato che possono causare vari problemi, dal mal di testa alla pressione alta

dado

Per preparare un gustoso brodino in un lampo, insaporire un risotto, arricchire un arrosto o un contorno di verdure. Il dado da cucina è uno degli ingredienti più versatili, prezioso salva-tempo per le donne che si destreggiano tra casa, lavoro e famiglia.
Il problema è il contenuto di sale, che alza la pressione arteriosa, e di glutammato di sodio che, se assunto in eccesso, può provocare sintomi come mal di testa, palpitazioni, arrossamenti cutanei e vampate di calore (c’è anche chi parla di “sindrome da ristorante cinese” per indicare l’insieme di questi disturbi, spesso segnalati da chi mangia cibo orientale, noto per essere ricco di questo ingrediente).

Non dovete farne a meno, ma usarlo solo quando il tempo in cucina scarseggia

Quando e soprattutto… quanto

Il dado andrebbe utilizzato una o due volte a settimana, facendo attenzione al tipo di prodotto. Per questo dovete leggere attentamente l’etichetta prima dell’acquisto. Infatti può capitare che i produttori riducano la quantità di cloruro di sodio (e lo segnalino sulle confezioni) ma compensino con più glutammato. Non abusatene se non volete alterare il sapore dei cibi. E ricordate che il sale è contenuto anche in molti altri alimenti, come insaccati e formaggi, pertanto nella quota giornaliera totale bisogna tenerne conto.

Meglio quello vegetale

Optate per la formulazione vegetale, magari a derivazione biologica, più leggero e privo di strutto. Quello di pollo è più magro rispetto a quello ricavato da carni rosse o miste, ma andrebbe preparato togliendo la pelle (sull’etichetta non è segnalato, purtroppo).

Com meno grassi

La quota di grassi non costituisce un problema perché le dosi di prodotto da aggiungere ai cibi sono molto limitate, ma è comunque consigliabile scegliere i dadi di nuova generazione con il 30 per cento di grassi in meno, magari a base di olio d’oliva, senza grassi di origine animale.