Giornata dell’anguria: il 3 agosto si festeggia il frutto simbolo dell’estate
Fonte di vitamine A, C, potassio e licopene, l’anguria è idratante, low kal e versatile in cucina. E gli scarti sono minimi: sapevi che puoi utilizzare anche la parte bianca vicino alla buccia?
Estivo per eccellenza e “social” ante litteram, l’anguria è uno dei frutti più rinfrescanti da gustare quando la calura si fa sentire e può vantare una giornata dedicata, che si celebra ogni anno il 3 di agosto.
Il beneficio più evidente dell’anguria è la sua capacità di favorire l’idratazione.
A spiegarcelo è la dottoressa Carola Dubini, biologa ricercatrice e nutrizionista dell’Unità operativa di Endocrinologia e il Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiometabolica del Policlinico San Donato. In estate l’organismo perde una quantità importante di acqua e sali minerali con la sudorazione e consumare alimenti ricchi di acqua è una strategia per contribuire al mantenimento dell’equilibrio idrico. L’Italia è tra i principali produttori europei di anguria, con coltivazioni concentrate in Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna.
La carta di identità
L’anguria (Citrullus lanatus) è composta per circa il 92% da acqua e ha un apporto energetico contenuto, circa 30 kcal ogni 100 grammi. Dal punto di vista nutrizionale contiene soprattutto vitamina C, che supporta il normale funzionamento del sistema immunitario e protegge le cellule dallo stress ossidativo e vitamina A sotto forma di carotenoidi, importante per la salute della vista e della pelle. E ancora potassio, coinvolto nella funzione muscolare, nella trasmissione nervosa e nel mantenimento della normale pressione arteriosa, e piccole quantità di magnesio e vitamine del gruppo B.
Uno degli aspetti più interessanti è la presenza del licopene, il pigmento che conferisce alla polpa il colore rosso. «Si tratta di un potente antiossidante, studiato per il suo possibile ruolo nella protezione cardiovascolare e nella riduzione dello stress ossidativo», prosegue la nutrizionista. L’anguria contiene inoltre citrullina, un amminoacido naturale che il nostro organismo può convertire in arginina, coinvolta nella produzione di ossido nitrico, molecola che favorisce la normale funzionalità dei vasi sanguigni.
Effetti collaterali
Per la maggior parte delle persone l’anguria è un alimento sicuro e ben tollerato. Come tutti gli alimenti va consumata nelle giuste quantità, perché in eccesso può causare gonfiore addominale, senso di pesantezza o diarrea, specie nei soggetti sensibili. Attenzione per chi soffre di sindrome dell’intestino irritabile, perchè l’anguria contiene alcuni zuccheri fermentabili (FODMAP). La tolleranza è comunque individuale. Da sfatare alcuni falsi miti: non esiste alcuna evidenza scientifica che dimostri che l’anguria faccia male se mangiata dopo i pasti, che provochi fermentazioni nello stomaco o che sia dannosa la sera.
In tavola!
«Il consumo più tradizionale è al naturale, come dessert o spuntino, ma può essere protagonista di macedonie, smoothies, centrifugati, granite e sorbetti, una valida alternativa ai dolci più calorici», sottolinea Dubini. Negli ultimi anni ha trovato spazio anche nella cucina creativa. Uno degli abbinamenti più apprezzati è quello con la feta, dove la dolcezza dell’anguria si combina con la sapidità di questo formaggio. È ottima nelle insalate estive con cetriolo, pomodorini, olive, rucola, basilico o menta. Può accompagnare pesce, crostacei e salmone affumicato o essere utilizzata per preparare carpacci vegetali, tartare di frutta e gazpacho estivi. In diverse tradizioni culinarie la parte bianca della buccia è impiegata per preparare sottaceti, chutney (salsa agrodolce) o confetture, per limitare gli sprechi alimentari.
Curiosità
L’anguria è coltivata da oltre 5mila anni e le sue origini vengono fatte risalire all’Africa nord-orientale. Alcuni reperti archeologici dimostrano che era già conosciuta e consumata nell’Antico Egitto, tanto da essere deposta nelle tombe dei faraoni come riserva d’acqua e alimento per il viaggio nell’aldilà. Ne esistono più di 1.200 varietà nel mondo: oltre alla classica dalla polpa rossa ci sono varietà a polpa gialla, arancione e bianca. I semi sono commestibili. Una volta tostati diventano uno snack ricco di proteine, acidi grassi insaturi, ferro e magnesio.
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