Tintarella: diamo i numeri

Redazione Pubblicato il 14/07/2026 Aggiornato il 14/07/2026

Tra gli italiani e i raggi UV c’è una grande storia d'amore. A lieto fine, però, solo se l’incontro viene mediato da una buona protezione per evitare qualsiasi rischio per la pelle

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Usano la protezione ma spesso non la riapplicano. E in molti continuano a spalmarsi il solare dell’estate precedente. Fotografati dall’Osservatorio Heliocare by Cantabria Labs gli italiani si mostrano sicuramente consapevoli quando si espongono al sole ma non sempre del tutto saggi nelle loro abitudini. «Se da un lato è positivo il fatto che poco più della metà della popolazione consideri la tintarella sinonimo di danno cutaneo e invecchiamento, un netto passo avanti rispetto agli anni dell’abbronzatura selvaggia, restano ancora parecchie lacune da colmare soprattutto nell’uso corretto dei solari» commenta la dottoressa Bianca Maria Piraccini, dermatologa, ricercatrice presso l’Università di Bologna. «Da lì occorre partire perché la protezione solare diventi un imprescindibile gesto di prevenzione».

Solare sì ma quale?

Il primo dato dell’Osservatorio Heliocare che ha intervistato 1500 italiani con un’età media di 46 anni è rassicurante: il 91% utilizza un solare quando sta al sole. Inoltre, il 94%, è consapevole che cattive abitudini di esposizione possono provocare tumori cutanei e accelerare l’invecchiamento della pelle. Ma quando si parla di SPF la questione cambia. «Se il 50% degli italiani dichiara di utilizzare una protezione 50 o 50+, il 42% di chi sceglie fattori più bassi, che per l’11% degli scendono sotto il 30, lo fa perché desidera abbronzarsi» spiega l’esperta.

Persiste quindi ancora la convinzione che più si alza il fattore protettivo, meno ci si abbronzi: in realtà si lascia solo alla pelle il tempo per produrre la melanina in modo più graduale senza incorrere in scottature e spellature che compromettono la tintarella.

Sempre e ovunque

L’84% degli italiani associa la protezione solare all’estate e a occasioni specifiche come le vacanze, le gite al mare, lo sport all’aperto. «L’importanza di una protezione 365 giorni all’anno sembra quindi non essere ancora un’abitudine condivisa» spiega la dermatologa. «Molti non considerano che i raggi UV fanno danni anche senza provocare arrossamenti visibili: è proprio l’esposizione continua nei mesi a creare la microinfiammazione cronica responsabile del fotoinvecchiamento, con la comparsa di rughe e macchie, e di patologie più gravi».

Metterlo ma anche rimetterlo

È al momento dell’applicazione del solare che gli italiani rischiano la bocciatura. Il 53% lo spalma, infatti, quando arriva sul luogo dell’esposizione. «I filtri chimici agiscono catturando le radiazioni e trasformandole in calore» commenta la dermatologa. «Un meccanismo che ha bisogno di tempo per attivarsi: mettere il solare una ventina di minuti prima di esporsi è la miglior garanzia di protezione». Ancora peggio va con la riapplicazione ogni due ore. Lo fa sempre solo il 35% mentre un 45% solo saltuariamente. Il restante 20% ammette di dimenticarsene o lo ritiene scomodo. «Nessun filtro ha durata infinita: rimettere il solare con regolarità e sempre dopo un bagno o una doccia, anche se resistente all’acqua, dovrebbe diventare la regola» continua l’esperta. E il riciclo dei vecchi flaconi? Il 68% degli intervistati ammette di usare il solare dell’anno precedente. «Si può fare» precisa Piraccini «ma solo se è rimasto chiuso ed è stato conservato a dovere: solari aperti oppure tenuti al sole e al caldo in cabina, nella borsa, nel cruscotto della macchina non assicurano più la protezione dichiarata in etichetta».

L’articolo completo è sul numero di Silhouette donna di luglio, ora in edicola.