11/03/2021

Sonno, come è cambiato in tempi di pandemia

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 11/03/2021 Aggiornato il 11/03/2021

Le nuove abitudini quotidiane dovute alla pandemia interferiscono con la qualità del riposo e con il benessere, ma ci sono semplici consigli per ritrovare ritmi sonno-veglia benefici per l’organismo

sonno e covid

La pandemia, le misure di contenimento e le preoccupazioni di questi mesi hanno avuto importanti conseguenze sui nostri ritmi quotidiani e quindi inevitabilmente anche sul riposo notturno. La diffusione dello smart working, la forzata permanenza in casa e le limitazioni relative alle attività sociali e sportive hanno portato, in un primo tempo, a un aumento delle ore dedicate al sonno: poi, progressivamente, questo tempo si è ridotto, perché hanno prevalso gli effetti negativi della scarsa esposizione alla luce solare, della scarsa attività fisica e dei tempi non regolamentati per l’attività lavorativa e per i pasti, associati alla percezione psicologica negativa di un pericolo incombente.

Le conseguenze di tutti questi elementi di disturbo? Difficoltà ad addormentarsi e un riposo poco ristoratore.

Alla base del benessere

La dottoressa Carolina Lombardi, Responsabile del Servizio di Medicina del Sonno presso IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Ospedale San Luca di Milano, spiega quanto il sonno abbia un ruolo fondamentale sul mantenimento del nostro benessere generale: dormire bene preserva il sistema cardiovascolare, le funzioni cognitive, il sistema immunitario, aiuta a mantenere un adeguato metabolismo e perciò anche il peso ideale. Le alterazioni del sonno più gravi sono associate allo sviluppo di patologie cardiovascolari come l’ipertensione e le aritmie cardiache, ma anche a un maggior rischio di ictus, di alterazione delle funzioni cognitive e di obesità.

Lo stile di vita condiziona fortemente il sonno, che ne risente innanzitutto se non siamo sereni: uno stress importante, protratto nel tempo, può quindi turbarlo in modo significativo, alterando in parallelo anche le nostre performances diurne. D’altro canto, la qualità e la durata del riposo notturno sono in stretta correlazione anche con gli alimenti e con l’attività fisica, che stimola nell’organismo la produzione di sostanze come le endorfine (che hanno azione rilassante e favoriscono l’addormentamento) o come la noradrenalina e il cortisolo (che sono invece stimolanti). Infine, anche l’esposizione alla luce solare stimola la corretta modulazione della produzione di melatonina, importante regolatore del ritmo sonno veglia (viene prodotta al buio e inibita dalla luce).

Un radicale cambiamento delle abitudini

Nell’ultimo anno, dominato dal Covid-19, sono stati sovvertiti proprio le abitudini, gli equilibri e i ritmi legati agli aspetti emotivi, alimentari, motori e alla vita all’aperto, che più direttamente influiscono sul sonno. Che fare? Uno dei consigli per cercare di preservare o migliorare il riposo notturno è cercare di avere orari abbastanza regolari per i pasti, mantenere un’attività fisica adeguata durante il giorno, preferibilmente non concentrata nella tarda serata, non assumere sostanze stimolanti dal tardo pomeriggio in avanti, non fumare, evitare di esporsi a stimolazione luminosa intensa nelle ore di buio e cercare invece di esporsi alla luce naturale il più possibile durante il giorno.