18/02/2021

Occhio secco: lo smart working non aiuta. Ecco cosa fare

Saverio Pepe
A cura di Saverio Pepe
Pubblicato il 18/02/2021 Aggiornato il 18/02/2021

Non è solo un fastidio ma un vero e proprio disturbo che si manifesta con bruciori, prurito, sensibilità alla luce. Si cura con acido ialuronico, farmaci, impacchi

occhio secco

Bruciore, secchezza, fastidio alla luce e quella sensazione di avere la sabbia negli occhi… la sindrome dell’occhio secco (o disfunzione lacrimale) è un disturbo che colpisce fra il 12 e il 16% della popolazione, specialmente le donne. È dovuto a un malfunzionamento del sistema di superficie oculare, normalmente garantito da una serie di meccanismi: la presenza di una sufficiente quantità di lacrime, una composizione stabile e un adeguato ricambio del film lacrimale, una chiusura corretta e un normale ammiccamento delle palpebre.

Se il sistema non è in grado di correggere da solo l’anomalia, può scatenarsi un’infiammazione che, con il tempo, coinvolge anche le fibre nervose corneali e le ghiandole delle palpebre, innescando ulteriori danni.

La pandemia con lo smart working sempre più diffuso e le tante ore passate in videchat o a cercare di distrarsi facendo binge watching di serie tv ha contribuito ad aumentare il problema.

Mai sottovalutare i sintomi

La prima cosa da fare è non sottovalutare i campanelli d’allarme: fotofobia, sensazione di corpo estraneo, bruciore, prurito, secchezza, affaticamento oculare, dolore, in alcuni casi rossore e secrezione di muco. Più raramente viene riferita, paradossalmente, una lacrimazione eccessiva, soprattutto all’inizio. Altri sintomi possibili includono: offuscamento della visione, sensazione di palpebre pesanti, minor tolleranza ad attività che richiedono uno sforzo visivo, come leggere. È fondamentale rivolgersi subito a un oculista: la disfunzione lacrimale è una condizione cronica che, se non trattata, peggiora. Necessita di una terapia continuativa.

Come ripristinare il film lacrimale

Fra le sostanze impiegate per ripristinare il film lacrimale, la più usata è l’acido ialuronico, che consentire di ricostruire uno spessore del film lacrimale efficiente. L’impiego di molecole come il trealosio, che stabilizza l’ambiente intracellulare e protegge la cellula epiteliale dagli insulti provenienti dall’ambiente esterno, consente invece di stabilizzare la qualità dell’epitelio. Gli oculisti possono suggerire anche l’impiego di antibiotici e/o farmaci per controllare l’infiammazione, come steroidi locali utilizzati a cicli, e il ricorso a misure di igiene palpebrale, che può essere effettuata con impacchi caldo umidi.

Le precauzioni che aiutano

Alcune raccomandazioni sono utili per limitare i disturbi: idratate l’occhio con sostituti lacrimali o colliri, non restate a lungo in ambienti secchi (riscaldamento, aria condizionata), evitate l’esposizione diretta a fonti di aria o calore, umidificate gli ambienti e non indossate lenti a contatto finché la situazione non si è stabilizzata.

L'esperto consiglia

Ricordatevi di chiudere gli occhi per qualche secondo quando leggete, lavorate con tablet o computer, oppure siete molto concentrati su qualcosa.