Benessere: la mossa vincente è il recupero
Staccare la spina e isolarsi, trovando di tanto in tanto uno spazio di vero e completo riposo, è uno degli strumenti che tutti abbiamo a disposizione per vivere meglio
Uno dei must per avere una vita all’insegna di maggiore benessere, armonia ed equilibrio è “imparare a staccare”. Lo assicura Mike Maric, ex campione e recordman di apnea, medico, docente all’Università di Pavia, coach sportivo e allenatore di atleti di primissimo piano. Spesso, quando parliamo di recupero, pensiamo alla pausa dopo un allenamento in palestra, o in generale dopo una fatica fisica, mentre il recupero è una condizione indispensabile anche per la mente e per la salute psicoemotiva.
Equilibrio e benessere si costruiscono giorno per giorno, sfruttando accorgimenti e piccoli escamotage alla portata di tutti.
La gestione del recupero
«La nostra salute dipende da vari elementi: c’è il mindset, cioè il giusto approccio mentale agli eventi che ci accadono, c’è una corretta nutrizione coadiuvata dalla nutraceutica, c’è l’allenamento sia fisico che mentale, c’è la capacità di sfruttare il respiro come arma di prevenzione e terapia e c’è la gestione del recupero» spiega Maric. Quest’ultimo cardine del benessere è importantissimo, perché nella nostra società iperconnessa, in cui siamo bombardati costantemente da una valanga di stimoli di ogni tipo, riuscire a migliorare il recupero diurno facilita anche il sonno e, di conseguenza, interferisce in modo positivo anche sul recupero notturno. Controllare e ridurre la pressione mentale ed emotiva cui siamo sottoposti durante il giorno, infatti, fa rallentare i ritmi cardiaco e respiratorio, abbassa la pressione, interferisce positivamente con il sistema endocrino e aiuta a prevenire (o a contrastare) un disturbo come l’insonnia, che secondo le statistiche affligge una persona su tre.
Ogni tanto stacca la spina!
Il segreto per una benefica gestione delle pause di recupero diurno è imparare a staccarsi da tutto ciò che ci circonda: sensazioni, persone, rumori, richiami, informazioni continue, suoni, voci, alert del cellulare. «Io lo definisco distacco sensibile, sensoriale e sociale. In pratica consiste in momenti dedicati solo a se stessi e all’autoascolto: chiudere gli occhi e riposare per qualche minuto, fare una breve camminata nel verde, svagarsi come più si ama fare» precisa il coach. Condizione indispensabile perché le pause di reset siano davvero efficaci è proprio dimenticare lo smartphone: come raccomanda Maric, infatti, «non è una vera pausa se si chatta, si consultano i social, si naviga in rete in cerca di news, si mettono dei like o ci si fa un selfie da postare. Al contrario, bisogna scollegare la lampadina del cervello».
La formula 2-7-3
Empiricamente, nella sua carriera di atleta e di coach, Maric ha messo a punto una formula di recupero che ha chiamato del 2-7-3. È un’alternanza di attività e di pause (vere, prive di stimoli esterni disturbanti), che riflette le evidenze scientifiche e che contrasta i cali di attenzione, previene la sindrome da burnout, rigenera il cervello e contribuisce a riequilibrare la produzione dei neurotrasmettitori. Insomma, aiuta a vivere con maggiore armonia. 1È molto semplice: ogni 2 ore bisognerebbe staccare per qualche minuto, ogni 7 giorni concedersi un riposo rigenerante di qualche ora, ogni 3 mesi regalarsi qualche giorno di pausa» conclude Maric.
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