28/06/2017

Game of Thrones: l’ultima intervista al traduttore della saga Sergio Altieri

Elena Goretti
A cura di Elena Goretti
Pubblicato il 28/06/2017 Aggiornato il 31/08/2019

Ecco una piccola anticipazione dell’ultima intervista a Sergio Altieri, il traduttore della saga Le cronache del ghiaccio e del fuoco scomparso improvvisamente. Il testo completo è su Silhouette donna di luglio in edicola

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Nel nuovo numero di Silhouette donna in edicola dal 28 giugno abbiamo l’onore di ospitare l’ultima intervista a Sergio (Alan D.) Altieri, il famoso traduttore della saga letteraria su cui è stata realizzata la serie tv Il Trono di Spade, scomparso recentemente in maniera improvvisa.

Alla vigilia dell’inizio della settima stagione il 16 luglio prossimo, Altieri ci aveva affidato le sue riflessioni sulla lotta per il Trono tra le casate dei Lannister, dei Targaryen, degli Stark e dei Baratheon.

E, oltre alle sue previsioni sul finale della serie tv ci aveva confidato una sua personale preferenza per un personaggio della saga. Con gratitudine ve ne offriamo un piccolo anticipo.

Da saga fantasy per nerd a serie culto: quali sono state, secondo lei, le ragioni di questo salto?
«… A far scoppiare la “bomba-fandom” fu nel 2011 la prima stagione della serie televisiva, ben 15 anni dopo l’uscita del primo libro. Tutto effettivamente era perfetto e azzeccato: un cast centrato in pieno… ma anche il sesso esplicito, la politica, la violenza estremamente realistica e un mondo simile al nostro di adesso, o addirittura a quello di domani».

La serie tv corrisponde esattamente alla storia scritta da Martin?
«Fino alla quinta stagione direi abbastanza. Ma con la sesta stagione la saga televisiva ha ampiamente superato quella letteraria, che risulta ancora incompiuta. Soprattutto sulla figura di Jon Snow…».

Dopo tanti anni di traduzioni, qual è il suo personaggio preferito?
«…Il personaggio che amo di più è sicuramente lo Sterminatore di Re, Jaime Lannister. Un uomo che all’inizio sembra solo dominato dal desiderio per la sorella, o capace di gettare dalla finestra un bambino, ma che invece si ritrova menomato, senza più la mano della spada e inizia una vera e propria evoluzione interiore, poiché attraversa il dolore fino ad accettarlo e a rialzarsi, mostrando a tutti la propria umanità…».

L’intervista completa è sul numero di Silhouette donna di luglio, in edicola.

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