Cuore e respiro: impara ad ascoltarli e a guidarli
I battiti cardiaci non hanno un ritmo sempre uguale, ma variabile, e sono in stretta relazione con il respiro. L’esperto spiega come si possa agire su quest’ultimo per regolarizzarli e per interferire beneficamente anche sullo stress
Ascoltare il proprio corpo e i messaggi che ci invia è uno strumento utilissimo per conoscerlo meglio e, talvolta, per (ri)conquistare un benessere maggiore. Questo accade anche con il cuore, a cui pensiamo spesso come a una pompa che batte con un ritmo regolare e sempre uguale a se stesso: nulla di più errato. Nel suo “Atlante illustrato del respiro. 100 esercizi per grandi e piccoli per ritrovare calma, energia, sonno e concentrazione” (ed. Gribaudo) Mike Maric, medico specialista, docente universitario, formatore olimpico del CONI, coach di atleti di spicco ed ex campione mondiale di apnea, spiega che un cuore sano non è un orologio e che contare 60 battiti al minuto, tastandosi il polso, non significa necessariamente che ad ogni secondo corrisponda un battito.
Tra un battito e l’altro esistono infatti piccole variazioni, misurabili in millisecondi, che prendono il nome di HRV, Heart Rate Variability.
Esiste insomma un intervallo fra una pulsazione e la successiva, misurabile in millisecondi: nella maggior parte dei casi è impercettibile, perché si tratta di frazioni temporali minime (ad esempio si passa da 800 millisecondi a 980, poi a 740) e il nostro autoascolto non le coglie. Eppure, sottolinea Maric, «Un cuore in forma batte con una frequenza apparentemente disordinata».
Da cosa sono influenzate
L’esperto spiega però che le variazioni di frequenza cardiaca (HRV), di per sé naturali e scontate, sono fortemente influenzate ad esempio dallo stress, che può accentuarle e portare anche a situazioni di ritmo anomalo perfettamente percepibile: vita disordinata, scarsa capacità di recupero dopo uno sforzo fisico, problemi di insonnia e difficoltà nel fronteggiare situazioni ad alta pressione emotiva portano a un accumulo di tensioni e incidono sulla frequenza dei battiti. Possiamo fare qualcosa? Certamente sì, assicura Maric, chiarendo che nel gioco di reciproci rapporti e influenze fra cuore e stress esiste un terzo “attore”: il respiro. Nel libro l’autore spiega infatti che la respirazione, con il suo ritmo, interferisce con la frequenza cardiaca e che introdurre variazioni ad hoc nella respirazione agisce sulla chimica dell’organismo, sugli ormoni e anche sul cuore.
Descrive anche tecniche in grado di migliorare il benessere, fra cui gli esercizi respiratori che allenano la coerenza cardiaca, cioè regolarizzano i battiti. Eccone uno suggerito dal coach, a titolo esemplificativo.
L’esercizio quotidiano
Ritagliatevi tre momenti della giornata, distanziati di circa tre-quattro ore, e modulate la respirazione in modo da compiere sei atti respiratori al minuto: usate cinque secondi per inspirare e cinque per espirare. L’obiettivo è regolarizzare il sistema nervoso autonomo, simpatico e parasimpatico, che agisce sulle funzioni come la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, e migliorare in questo modo i parametri dell’HRV. Mantenete il ciclo respiratorio per cinque minuti.
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