23/10/2026

Così il passaggio all’ora solare non è un trauma

Simona Lovati
A cura di Simona Lovati
Pubblicato il 23/10/2026 Aggiornato il 23/10/2026

Dall’ora legale si torna all’ora solare. E l’organismo può avere bisogno di un periodo di adattamento. Un corretto stile di vita ti aiuta a superare il momento di impasse

Dopo il cambio ora

Operazione reverse. La notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre segna il passaggio dall’ora legale all’ora solare. Le lancette dell’orologio tornano indietro di un’ora regalandoci in apparenza un po’ di sonno in più. «Il passaggio all’ora solare può rappresentare un’occasione utile per riflettere sulla qualità delle nostre abitudini e sull’importanza di rispettare i ritmi fisiologici dell’organismo», spiega la dottoressa Laura Mazzotta medico estetico specialista in igiene e medicina preventiva e nutrizione clinica del Poliambulatorio Aesthemedica a Ferrara. Sonno, alimentazione e movimento sono elementi interconnessi nella nostra quotidianità, che contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio del sistema immunitario, metabolico, endocrino e generale.

«Il nostro corpo possiede una straordinaria capacità di adattamento, tuttavia: prestare attenzione alla regolarità delle abitudini può facilitare questa transizione e, soprattutto, favorire il benessere nel lungo periodo», precisa la specialista.

 

Una mini guida

Il primo suggerimento è quello di non interpretare il cambio dell’ora come un problema da risolvere, ma come una piccola variazione alla quale accompagnare gradualmente l’organismo. Sempre utile mantenere orari regolari, curare la qualità del riposo e trascorrere tempo all’aperto. Nelle prime giornate successive è preferibile evitare compensazioni eccessive, come dormire molte ore durante il giorno o aumentare significativamente il consumo di caffeina. Successivamente, l’obiettivo dovrebbe essere consolidare una routine sostenibile, nella quale trovino spazio un’alimentazione equilibrata, un’adeguata attività fisica e un sonno lungo e ristoratore.

 

I segnali dell’organismo

«La stanchezza occasionale può essere fisiologica, ma quando diventa persistente, si accompagna a sonnolenza diurna importante o interferisce con le normali attività, merita un approfondimento», prosegue la dottoressa Mazzotta. Lo stesso vale per difficoltà di addormentamento, come risvegli frequenti o la sensazione di non avere riposato abbastanza che continuano oltre il periodo di adattamento.  Per le donne in perimenopausa o menopausa può essere utile valutare se i disturbi del sonno siano associati a sintomi vasomotori o ad altri cambiamenti fisiologici di questa fase della vita. «Il cambio dell’ora dura un istante, ma può ricordarci quanto sia importante prenderci cura, ogni giorno, del nostro tempo biologico», conclude l’igienista.

 

I consigli dello psicoterapeuta  

«Dopo il cambio dell’ora, la sfida è evitare che il buio anticipato diventi un motivo per restringere progressivamente i propri spazi di vita», dice la dottoressa Elisa Stefanati, psicoterapeuta EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e docente al Maser di Secondo Livello in Medicina Estetica all’Università di Ferrara.

No all’effetto caverna. Programma attività piacevoli anche nelle ore serali e coltiva relazioni e i interessi: vietato chiudersi in casa.

Il tempo di adattamento. Non possiamo decidere quanta luce avremo a disposizione, ma possiamo scegliere come abitare il tempo che cambia. Accogliere la nuova stagione significa anche trovare nuovi ritmi, senza rinunciare alle esperienze che ti fanno stare bene.

Aumentare l’esposizione alla luce naturale, soprattutto nelle ore centrali della giornata, aiuta a sincronizzare il ritmo circadiano, mentre l’attività fisica regolare favorisce il benessere emotivo e la qualità del sonno. Riduci l’esposizione agli schermi un’ora prima di andare a dormire.

 «Se l’insonnia persiste per un tempo prolungato, se il tono dell’umore interferisce con il rendimento e le abitudini quotidiane e quando l’ansia e irritabilità divengono un ostacolo che minaccia performance e adattamenti sociali, è bene chiedere il parere di uno specialista», conclude la dottoressa Stefanati.