20/10/2026

Bici in città: perché è utile anche per la mente

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 20/10/2026 Aggiornato il 20/10/2026

Partendo dai dati di una recente ricerca, la psicologa spiega come e perché inserire tragitti in sella nella propria quotidianità può essere utile non solo per il fisico ma, soprattutto, per il benessere mentale

bici in città e psiche

La bicicletta è diventata compagna di vita quotidiana per moltissime persone: non solo di chi ne fa uno strumento di preparazione atletica, con uscite e programmi di training sistematici e mirati, ma anche di chi la usa come mezzo per i propri spostamenti abituali in città, consapevole che si tratta di un modo comodo per coprire tragitti più o meno lunghi, e, contemporaneamente, per svolgere un’attività benefica.

L’attività fisica regolare, il tempo trascorso all’aria aperta e le piccole pause dalla routine quotidiana contribuiscono al benessere e aiutano a gestire lo stress di tutti i giorni.

In momenti diversi della giornata

Lime, che si occupa di mobilità urbana sostenibile e gestisce su scala internazionale un servizio di bike-sharing, ha analizzato i dati relativi alla fruizione delle proprie e-bike in Italia, scoprendo quando le persone pedalano, quanto tempo trascorrono in bicicletta e quale ruolo svolgono parchi e aree verdi nei loro spostamenti. I momenti di punta, o comunque preferiti dagli amanti delle due ruote, sono cinque.

  1. Inizio della giornata. Per molti utenti la bicicletta fa parte della routine mattutina. In Italia, l’11,1% delle corse in e-bike Lime avviene tra le 7 e le 9: si va al lavoro, all’università o nei luoghi dove si svolgono le proprie attività quotidiane. Le corse mattutine rappresentano il 12,3% dei tragitti a Roma e l’11,2% a Milano, mentre a Torino la percentuale è del 10,3% e, nella routine di ogni giorno, sono una valida alternativa agli spostamenti sui mezzi pubblici.
  2. Pausa pranzo. Il 9,8% delle corse avviene tra le 12 e le 14 (11,4% a Catania, 11% a Palermo). Ciò significa che molti usano la bici per andare a pranzo, a fare una commissione o semplicemente per fare un break di breve durata, un’occasione per fare un po’ di movimento all’aria aperta.
  3. Dopo il lavoro. Il 20,4 delle corse in bike sharing avviene fra le 17 e le 20 (21,0% a Milano, 20,8% a Torino e 20,3% a Roma): per il rientro a casa o per iniziare gli impegni della serata con gli amici, la due ruote è un valido ausilio.
  4. Gite alle aree verdi. I dati Lime mostrano che tra gennaio e settembre 2026, il 15,5% delle corse in 10 città italiane è iniziato o terminato entro 100 metri da un parco o da un’area verde, quindi per accedere ad aree verdi e di svago.
  5. Il weekend. Il fine settimana è un momento ideale per gli spostamenti in sella: il 28,2% delle corse avviene il sabato e la domenica, con un picco a Rimini (35,8%), Genova (32,4%) e Verona (31,4%). Sono momenti ludico-sportivi e di recupero all’aria aperta.

Un ottimo antistress

La dottoressa Lara Pelagotti, psicologa e psicoterapeuta, commenta le evidenze dell’analisi Lime e sottolinea il benessere che la bici può dare nella routine quotidiana. Lo stress è fatto di tanti piccoli eventi, stimoli e pressioni che, tutti insieme, consumano risorse: «Ecco perché il benessere non si costruisce soltanto con le vacanze o momenti di completo stacco, ma anche attraverso piccole interruzioni dello stress durante la giornata» sottolinea l’esperta.

Per allenare la flessibilità

Scegliere la bici per gli spostamenti abituali in città, anziché altri mezzi di locomozione, permette di uscire dalla routine, dagli schemi fissi, dalla modalità pilota-automatico: «Allenare la flessibilità è importante. Visto che la vita è fatta anche di imprevisti, interrompere un automatismo ci mette in contatto con qualcosa di nuovo. Se invece di prendere un mezzo affollato uso una bicicletta, mi obbligo a tornare in contatto con quello che sta succedendo: il corpo che si muove, l’aria, la strada, ciò che vedo intorno a me. Quindi riscopro un maggiore contatto con il momento presente, scegliendolo in modo consapevole» spiega la dottoressa.

Uno spazio di decompressione

Quando si va in bici al lavoro, senza rispondere a mail e messaggi, si trova un utile spazio di decompressione psicologica. La pausa pranzo diventa davvero rigenerante se usciamo a fare una corsa sulla due ruote, cambiando ambiente, staccando davvero e magari incontrando qualcuno fuori dai luoghi di lavoro. Dopo l’orario d’ufficio poi, come spiega Pelagotti, «una parte della nostra attenzione può rimanere lì alle cose incompiute o che non sono andate come ci attendevamo. In psicologia c’è un fenomeno che si chiama effetto Zeigarnik: le attività incomplete tendono a rimanere attive nella mente più di quelle concluse. Ecco perché una transizione fisica può essere utile per staccare: camminare, pedalare, cambiare ambiente». Per quanto riguarda l’abitudine di muoversi in bici nelle aree versi, la psicoterapeuta rileva che è positiva, perché gli ambienti naturali hanno il pregio di abbassare l’over stimolazione (data ad esempio dalle strade piene di traffico e di rumori) e di permetterci di dedicarci al nostro corpo, recuperando senza avere particolari richieste che arrivano dall’esterno.

In generale, poiché smettere di pensare ai problemi che ci assillano e staccare non è sempre facile, andare a fare una pedalata è estremamente salutare: «Per controllare di non pensare a qualcosa, il cervello deve in qualche modo continuare a farlo. Cambiare ciò che stiamo facendo produce una distrazione per la mente ed è senza dubbio più efficace che suggerire di non pensare a qualcosa» consiglia la dottoressa. Non si tratta di inserire una nuova attività obbligatoria nella to-do-list, semplicemente perché si sa che dà benessere: è invece un modo per inserire piccole pause di piacere e di recupero in una routine molto fitta, non uno sforzo imposto ma un momento di gratificazione.