30/09/2026

Endometriosi: c’è un nuovo farmaco rimborsabile per trattare il dolore

Simona Lovati
A cura di Simona Lovati
Pubblicato il 30/09/2026 Aggiornato il 30/09/2026

Aiuta a personalizzare la terapia e ad evitare molti effetti collaterali. Ora è anche rimborsabile

endometriosi nuovo farmaco

Interessa 3 milioni di donne in Italia l’endometriosi, una cifra che corrisponde al 10-15% di donne in età fertile. Da oggi, gli specialisti hanno a disposizione un ulteriore farmaco per migliorare la gestione della condizione (così come la qualità della vita) di quante ne soffrono. Si chiama Linzagolix colina, un principio attivo antagonista orale, selettivo e non peptidico del recettore dell’ormone GnRH, che è indicato per le donne affette da endometriosi con una storia di precedenti trattamenti farmacologici o chirurgici per la malattia.

Che cos’è l’endometriosi

È una malattia cronica, infiammatoria e invalidante che compromette il benessere globale della donna e ne influenza anche la quotidianità.

L’infiammazione causa la formazione di aderenze pelviche e cisti che scatenano un dolore pelvico cronico, dolore genitale durante i rapporti sessuali, sintomi gastrointestinali e sub-fertilità o infertilità (il 30-50% delle donne che ne soffrono in Italia ha problemi di concepimento).

Tutti aspetti che influiscono negativamente sulla sfera relazione, professionale (in termine di ore di lavoro perse) e sulla sfera psicoemotiva.

Come funziona il farmaco

Linzagolix colina agisce bloccando il legame dell’ormone ipotalamico GnRH ai recettori ipofisari, riducendo la produzione di ormoni ovarici che hanno un ruolo nella genesi della malattia e una conseguente riduzione dei sintomi sia dell’endometriosi sia dei fibromi uterini (per questi ultimi il trattamento ha già ottenuto la rimborsabilità nel novembre 2024). Gli ultimi dati emersi dallo studio ne dimostrano l’efficacia anche nella prevenzione degli effetti collaterali da ipoestrogenismo. La terapia è anche personalizzabile. «Lo scopo ultimo di un approccio farmacologico personalizzato è duplice: bloccare la progressione della malattia e attenuare efficacemente la sintomatologia, migliorando concretamente la qualità di vita delle donne», commenta il professor Stefano Uccella, professore ordinario di Ginecologia e ostetricia, Università degli Studi di Verona, primario di Ostetricia e Ginecologia all’Ospedale di Verona.