29/09/2026

Cambio di stagione: così riparti in serenità

Alberta Mascherpa Pubblicato il 29/09/2026 Aggiornato il 29/09/2026

La sofferenza è più intensa per chi ha già nodi irrisolti sul lavoro o nella vita privata, ma anche per chi muove i primi passi in una nuova mansione e non ha ancora sviluppato le risorse necessarie per gestire l'impatto delle responsabilità

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Eccoci di nuovo. Come accade puntualmente a ogni cambio di stagione, in particolare quando si va verso i mesi autunnali.  Il rientro alla vita di tutti i giorni si trascina dietro un bagaglio pesante di ansia, tensione e un senso di spossatezza che ostacola il ritorno ai ritmi abituali. Non è una condizione universale, ma riguarda una fetta importante di persone: se c’è chi riesce a scivolare in questo cambio di passo senza troppi scossoni, c’è anche chi lo vive come un vero e proprio scoglio.

La sofferenza è più intensa per chi ha già nodi irrisolti sul lavoro o nella vita privata, ma anche per chi muove i primi passi in una nuova mansione e non ha ancora sviluppato le risorse necessarie per gestire l’impatto delle responsabilità.

Cambio di prospettiva

«Ogni anno in questo periodo dell’anno percepisco con chiarezza come il rientro venga vissuto da molti con un impatto violento» spiega la dottoressa Stefania Sacchezin, psicologa, psicoterapeuta, esperta in gestione dello stress, collaboratrice CRSP (Centro Studi e Ricerche in Psicotraumatologia) ed EMDR Facilitator. «Con la sveglia che torna a suonare implacabile, le mail e le incombenze che si accumulano, si percepisce un senso di soffocamento: la libertà del periodo vacanziero è finita, tutto si “azzera” e occorre ripartire da capo». Reazione comprensibile ma occorre un cambio di prospettiva. «Il rientro non è una caduta, non è una perdita, piuttosto una delicata fase di ricalibrazione interiore» commenta l’esperta. «Come gli esploratori del passato tornavano trasformati dal viaggio, anche il nostro cervello cambia in modo irreversibile dopo un periodo di riposo e contatto con la natura. La scienza dimostra che al rientro non ripartiamo da zero: le nuove connessioni neurali sviluppate in vacanza restano impresse dentro di noi. Il ritorno non è quindi la fine dell’avventura, ma l’inizio della sfida più importante: integrare la calma del mare, e della vacanza, nella vita di tutti i giorni».

I consigli dell’esperta

Come affrontare quindi il ritorno alla quotidianità con la maggior serenità possibile? Questi i consigli della dottoressa Sacchezin.

Creare una zona di decompressione: meglio evitare di passare in poche ore dalla spiaggia alla scrivania. Concedersi un paio di giorni a casa prima di rientrare al lavoro offre al cervello il tempo fisiologico necessario per elaborare il passaggio dalla modalità esplorativa a quella operativa.

Preservare un “souvenir neurobiologico”: è importante cercare di capire quale è lo stato emotivo che ci ha nutrito maggiormente, come la lentezza della colazione, la curiosità o la calma. Scegliamo poi un gesto microscopico per mantenere attivo quel circuito anche nella routine quotidiana — ad esempio fare dieci minuti di colazione in silenzio o passeggiare a fine giornata — così da rinforzare lo schema adattivo.

Praticare il pacing cioè il dosaggio dell’energia: nei primi giorni si tende a smaltire tutto subito per placare l’ansia, innescando però la risposta di attacco o fuga. Dosare i carichi, definire priorità reali e rispettare le pause segnala al sistema nervoso che siamo al sicuro e che non occorre gestire un’emergenza.

Riformulare la narrazione interna: il modo in cui ci parliamo influenza direttamente la nostra neurochimica. Sostituire il pensiero automatico «La pacchia è finita, torno in prigione» con una domanda aperta quale «Quale risorsa ho scoperto in questo viaggio da portare con me?» riduce l’attivazione dello stress e stimola una prospettiva orientata alle soluzioni.