Zen warrior: impara a percepire lo “spazio di sicurezza”
Questa disciplina, un po’ yoga e un po’ arte marziale orientale, insegna a non perdere il controllo davanti a un malintenzionato e a sfruttare consapevolmente e correttamente movimento, pose e attitudine con obiettivo di deterrenza
Nasce dallo studio e dalle conoscenze di Roberto Milletti, cofondatore con Francesca Cassia della scuola internazionale Odaka Yoga: si chiama Zen warrior ed è una disciplina ibrida, basata su un mix di movimenti, posizioni e sequenze ispirato allo yoga e alle arti marziali orientali. Unisce filosofia zen e insegnamenti yogici, che vengono da culture e tradizioni diverse ma hanno molti punti in comune. I maestri di arti marziali dell’Estremo Oriente, ad esempio quelli di Tai Chi, insegnano che la flessibilità vince la durezza, che contro l’avversario conta la capacità di concentrarsi e di usare l’energia interiore piuttosto che la forza fisica. In modo simile, nella pratica yoga la concentrazione e la meditazione sono uno strumento per staccarsi dalle cose materiali e dalle preoccupazioni esterne, raggiungendo un maggiore equilibrio.
Unire le due tradizioni significa sviluppare la capacità di flettersi senza spezzarsi, acquisire un approccio agli eventi consapevole, ma morbido e distaccato, sfruttare lucidamente le proprie potenzialità.
Utile anche per l’autodifesa
Non è un caso che i corsi di Zen warrior siano diventati un’apprezzatissima formazione per l’autodifesa e l’avvio di collaborazioni con associazioni da tempo impegnate nella difesa delle donne vittime di violenza, come il Cadmi di Milano, è la conferma dell’efficacia di questo allenamento nel caso in cui ci si trovi faccia a faccia con un aggressore.
Quando si è di fronte a una persona minacciosa o potenzialmente pericolosa, la paura rende troppo spesso incapaci di reagire correttamente e, in preda a emozioni che non si riesce a gestire, si perde il controllo della situazione e si commettono errori di valutazione. Insomma, non ci si difende come in molti casi sarebbe invece possibile fare. Lo Zen warrior permette di lavorare proprio sulla capacità di restare presenti, lucide e determinate anche quando la pressione sale e a questo scopo punta sulla ripetizione, quasi ipnotica, di precise sequenze di movimenti: si creano così degli automatismi, sia nei gesti da compiere che nell’attitudine da mostrare all’aggressore, che si riveleranno utili al momento del bisogno. La vera forza, anche di fronte a un aggressore, nasce invece dalla centratura e non dalla rabbia o dall’impulsività: l’azione difensiva diventa possibile, perché si crea un bagaglio di risorse neuro-muscolari che, all’occorrenza, verranno a galla in modo automatico.
Con la katana
Una parte degli esercizi che si effettuano a lezione prevede l’uso della katana, la spada di legno dei guerrieri orientali, che aiuta a percepire meglio lo spazio intorno a sé: quello spazio vitale che nessun malintenzionato deve riuscire a penetrare. L’uso della katana obbliga chi la muove intorno a sé alla presenza, al controllo, all’autoascolto.
Un esercizio utilissimo a questo scopo è quello mostrato da Giulia Albiero nella foto sopra: il colpo discendente con gambe divaricate. È un gesto essenziale e deciso, che riporta la katana verso il basso e che si accompagna a un piegamento delle gambe: i piedi sono radicati a terra, in posa simmetrica, e la postura è aperta. “Questa posizione esprime una presenza completa. Il corpo è stabile, la mente centrata, le emozioni contenute: non c’è aggressività, ma è come se si volesse mostrare silenziosamente il confine da non superare. Difficilmente si può essere attaccate” spiega Roberto Milletti.
Ti potrebbe interessare anche:
- Back to gym: corsa ed esercizi, crea il tuo workout
- Acquafitness: 3 esercizi top per snellire la figura
- Yoga: con il Guerriero II sconfiggi il nemico che è nella tua testa
- Allenamenti: cosa succede quando li interrompi



