Psicoterapia: superare l’ostacolo delle prime sedute
Mettersi in gioco e scavare nel proprio io, per trovare il bandolo della matassa interiore che procura malessere, è una sfida. Lo rivelano sondaggi recenti, che l’esperta commenta spiegando come affrontarla
Guardarsi allo specchio e decidere di intraprendere un percorso con uno psicoterapeuta, alla ricerca del proprio equilibrio: è un argomento di cui si discute sempre più spesso fra amici senza il timore di essere giudicati, un’esperienza vissuta di cui parlano apertamente tanti personaggi pubblici, un’opportunità che oggi trova anche un supporto concreto con l’introduzione del bonus psicologo. Insomma, andare in terapia sembrerebbe non essere più un tabù: ma è davvero così per tutti? Oppure esistono ancora forme di resistenza, di pudore, timori e freni? Il tema è messo sotto i riflettori da un’indagine svolta fra i suoi professionisti dalla piattaforma di psicologia online Unobravo, volta a normalizzare sempre di più il percorso terapeutico.
L’indagine è alla base di una campagna di comunicazione che ruota intorno a un gomitolo di lana, per indicare metaforicamente i nostri “nodi” da affrontare e risolvere.
Mettersi in gioco non è facile
Farsi aiutare da uno psicoterapeuta è un passo verso il benessere che richiede di mettersi in gioco e le fasi iniziali della terapia sono quelle in cui ci si scontra spesso con resistenze profonde. Il sondaggio di Unobravo mostra che all’inizio del percorso lo stigma sulla salute mentale torna a farsi sentire: la paura di mettere a nudo le proprie vulnerabilità porta un terapeuta su tre a rilevare un abbandono precoce da parte dei nuovi pazienti, che scelgono di interrompere dopo appena due o tre sedute. È significativo anche il fatto che, secondo i dati raccolti in una recente indagine Ipsos-Doxa per Unobravo su un campione rappresentativo tra i 18 e i 70 anni, quasi 4 italiani su 10 ammettano di dover nascondere le proprie fragilità emotive per timore del giudizio altrui.
«Decidere di rivolgersi a uno psicologo e affrontare il primo colloquio richiede un atto di coraggio verso se stessi che non tutti sono pronti a compiere subito, complice un ambiente culturale che invita a mostrarsi sempre forti. Il rientro nella routine dopo le ferie amplifica questo meccanismo, perché è diffusa l’intenzione di rimettere ordine alla propria vita. A volte però l’intenzione, da sola, non basta a sostenere le prime settimane, che possono essere le più difficili. Quello che aiuta è sapere in anticipo che guardare “la matassa” da vicino (cioè i propri nodi interiori ndr) è la parte scomoda dell’inizio, non il segnale di aver sbagliato strada, e che il professionista giusto è lì proprio per aiutare individuare il filo da cui partire, con i propri tempi» commenta Danila De Stefano, psicologa, CEO e founder di Unobravo.
Una “matassa” di pensieri
La metafora della matassa, del gomitolo, è calzante perché rappresenta l’insieme dei pensieri, delle emozioni, delle ansie e dei nodi che ognuno si porta dentro. Il gomitolo, come spiega l’esperta, è l’ostacolo iniziale su cui si inciampa e la materia prima da cui riemergono i ricordi, le emozioni e le questioni irrisolte: un blocco che spesso appare troppo complesso da districare e che convince molti a non iniziare un percorso o a rinunciarvi dopo i primi passi. Grazie al dialogo e all’alleanza terapeutica, invece, la persona impara a osservare i propri nodi da una prospettiva differente, a lavorarci su e a sbrogliarli, camminando verso un maggiore benessere e una crescita personale.
Ti potrebbe interessare anche:
- September blues: superalo così
- Rientro: sai come conservare il "capitale emotivo" dell'estate?
- Calmcation: tutti i benefici delle vacanze slow. E all'aria aperta
- Infezioni sessuali: la prevenzione non va in vacanza



