Venezia 83: il Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis
Ultimo film italiano in concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia è Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, con protagonista Adriano Giannini
Alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia è arrivato il momento dell’ultimo film italiano in concorso, Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis. Il regista è stato già al Lido in passato, sempre con opere impegnate che ci hanno aperto gli occhi e fatto riflettere (parliamo di Figli/Hijos e La terra degli uomini rossi – Birdwatchers).
Ora, a 27 anni di distanza da Garage Olimpo, torna nella capitale argentina per raccontare una storia dagli echi personali (cresciuto tra San Paolo e Buenos Aires, nel 1977 venne sequestrato dalla polizia e portato in un carcere clandestino).
Protagonista del film, che uscirà nelle sale il 17 settembre (distribuito da Fandango), è Adriano Giannini.
Nel cast anche Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen e Marcelo Chaparro.
Storia di un sopravvissuto
Siamo a Buenos Aires, nel 2008. Dopo 33 anni trascorsi in Italia, Mariano Guerra torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Insieme ad altri sopravvissuti è ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia, dove ritrova persone che hanno condiviso la prigionia e attende il giorno della sua deposizione.
Per lui sono giornate difficili, perché riportano alla luce vicende rimaste in sospeso per decenni e lo costringono a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.
La parola a regista e protagonista
«Non è tanto un percorso all’indietro quello che ho voluto fare, bensì riflettere su cosa significhi essere dei sopravvissuti. È qualcosa che possiamo portare anche al contemporaneo pensando a ciò che sta capitando oggi nel mondo» – spiega Marco Bechis – «Ogni artista lavora sulle proprie ferite, quindi io ho trovato questa strada che non mi cura ma mi fa vivere meglio».
«Il protagonista attraversa un mondo interiore colmo di conflitti, paure, vergogna e sensi di colpa. È talmente tanto e troppo che all’inizio non sapevo che metodo utilizzare. Prima di girare non ho studiato materiale del periodo, anche perché ho capito che avevo una risorsa preziosa a disposizione ovvero Marco. Un mese prima delle riprese mi ha portato a Buenos Aires, per visitare i posti di detenzione e tortura (compreso quello dove era stato lui) e così ho cercato di attingere dal suo sguardo che ripercorreva ciò che ricordava e sentiva» racconta Adriano Giannini.
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