Venezia 83: Alba Rohrwacher protagonista di Un bon petit soldat
In concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia arriva Un bon petit soldat di Stéphane Brizé che ha scelto di nuovo Alba Rohrwacher come protagonista
A tre anni di distanza da Le occasioni dell’amore, Stéphane Brizé torna alla Mostra del Cinema di Venezia. E lo fa ancora una volta con Alba Rohrwacher come protagonista femminile, in concorso con Un bon petit soldat.
Insieme ad Alba c’è Vincent Lindon, che in passato ha già lavorato con il regista francese in una trilogia di film sul mondo del lavoro (La legge del mercato, In guerra e Un altro mondo).
Quando Un bon petit soldat uscirà nelle sale italiane? Al momento non lo sappiamo ancora, ma ci auguriamo presto.
La tossicità del potere
Alba Rohrwacher interpreta Carla, una brillante dirigente di 43 anni interamente votata al lavoro. Dietro a questa immagine impeccabile, la donna nasconde una profonda insicurezza. Nonostante questo è riuscita nella non facile impresa di costruirsi una carriera di successo, spesso a scapito della vita familiare. Da poco nominata responsabile delle Risorse Umane per la sua azienda, ha il compito di conciliare il benessere dei dipendenti con gli obiettivi di performance imposti dalla direzione. Però ad un certo punto scopre un caso di management tossico e questo rende il confine tra compromessi e compromissioni sempre più sottile fino alla rottura.
La parola a Stéphane Brizé e Alba Rohrwacher
Nel corso della conferenza stampa, Stéphane Brizé ha subito rapportato Un bon petit soldat alla sua trilogia sul lavoro: «Volevo che questo film rientrasse in qualcosa di diverso, non che fosse un quarto capitolo, dato che c’è qualcosa di diverso. Un senso di disgusto mi ha pervaso e mi ha portato ad entrare in questa storia. La protagonista è una donna che si trova in un ruolo di potere perché ha dovuto accettare le regole definite dal sistema dominante». Sulla scelta di Alba Rohrwacher dice: «L’incontro con gli attori è sempre qualcosa di misterioso, in cui si è alla reciproca ricerca di qualcosa che non sempre si può descrivere a parole».
A tal proposito l’attrice spiega: «Ci siamo incontrati e i legami seguono delle vie misteriose, ma sicuramente la nostra ricerca si muoveva su territori simili, andava negli stessi luoghi. Quando mi ha richiamato ero entusiasta, sapevo che sarebbe stato un lavoro totalizzante e desideravo raccontare con lui un personaggio così complesso. Un lavoro che è iniziato prima delle riprese: lui non conosce scorciatoie, così per dare la giusta credibilità al personaggio mi ha chiesto per prima cosa di studiare seriamente il francese. Poi mi sono trasferita a Parigi e abbiamo iniziato a parlare di questo personaggio, in particolare della sua psiche ovvero l’aspetto più complesso. Il ricordo delle riprese è sfumato, perché eravamo tutti presi dal racconto. È stato un viaggio davvero intenso».
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