02/09/2026

Venezia 83: George Clooney è il Leone (d’oro) del Lido

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 02/09/2026 Aggiornato il 02/09/2026

Alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia George Clooney ha incontrato la stampa poche ore prima di ricevere il Leone d'Oro alla carriera. Ecco cosa ha dichiarato

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Il primo grande protagonista della 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia è George Clooney, che in occasione della serata inaugurale (condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas) riceverà il Leone d’Oro alla carriera. A tenere la laudatio sarò la sua collega Laura Dern, che lo scorso anno era nel cast del film in concorso Jay Kelly di Noah Baumbach, che vedeva protagonista proprio George.

Prima della cerimonia l’attore e regista americano ha incontrato la stampa e ha parlato a ruota libera di vari argomenti (citando molto spesso la moglie Amal e i suoi due figli), con quell’affascinante simpatia che da sempre lo contraddistingue.

Venezia e la famiglia

Venezia è un luogo speciale per George Clooney e non solo per motivi professionali, come ha sottolineato nel corso della conferenza: «Come si fa a non essere innamorati di Venezia? È uno dei posti più belli del mondo! È una città in cui si prende una barca, si oltrepassa un ponticello e ci si può trovare in un ristorantino con pochi tavoli (come quello che cercheremo io e mia moglie stasera, cercando di stare attenti al bellissimo abito che indosserà!)». E ribadisce: «La mia storia d’amore con Venezia dura da trent’anni e il momento più bello è stato sicuramente il mio matrimonio che si è celebrato qui (se non lo ricordassi sarei nei guai!). È una città romantica, ma anche di speranza come questo festival».

«La Mostra del Cinema mi è da sempre cara: qui ho presentato film come Good Night, and Good Luck. Certo, ci sono stati anche degli insuccessi ma voglio molto bene a questo festival. Nutro quindi una sensazione di profonda gratitudine nel ricevere questo premio straordinario» – dichiara.

A chi gli ricorda che il premio alla carriera lo riporta in una situazione simile a quella vissuta dal personaggio di Jay Kelly, chiedendogli se anche lui si sente un po’ malinconico, risponde:

«Ho 65 anni e a questa età tutto è malinconico, però sono fortunato perché ho una moglie incredibile e dei figli spettacolari. Per me la vita è bella e dobbiamo ricordarci di festeggiare le cose belle che ci capitano».

Cinema e impegno sociale

«Io credo che narrare storie sia qualcosa di cui abbiamo bisogno, come società non possiamo vivere senza. È necessario vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri, altrimenti non impariamo nulla e ci demonizziamo a vicenda» – spiega George Clooney – «In questo festival, per esempio, possiamo vedere film ambientati in paesi in cui magari non andremo mai, ma che hanno storie non poi così diverse dalle nostre».

Se lo vedremo tornare presto dietro la macchina da presa? «Ho avuto grandi esperienze come regista e anche delle critiche, succede quando si raccontano delle storie. Però con il tempo le cose cambiano: ho due bimbi di 9 anni e preferisco passare il tempo con loro. Se devo fare un film come attore si tratta di soli tre mesi e posso fare avanti e indietro, invece da regista rimango impegnato un anno».

George parla poi delle energie che lui e Amal impegnano nella loro fondazione, per aiutare gli altri e anche i giornalisti che si trovano a confrontarsi con dei regimi: «Sia io che mia moglie siamo figli di giornalisti e quindi la questione ci sta particolarmente a cuore. Il fatto che attualmente i principali mezzi di informazione siano in mano ai più ricchi del mondo p preoccupante, ma credo che ci sia ancora spazio per un buon giornalismo».

L’attore cerca di rimanere positivo per il futuro, nonostante i vari problemi del mondo odierno come il riscaldamento climatico: «Chi detiene il potere sottovaluta la questione nonostante ciò che sta succedendo (un esempio: a causa di questa estate, secca e calda, si sono verificati degli incendi anche a Como), ma noi intanto dobbiamo pensare ad aiutare le persone. E sono sicuro che prima o poi le cose cambieranno e arriveranno dei governi che se ne occuperanno seriamente».