Pickleball, il tennis in slow motion
Campo di dimensioni contenute, racchetta leggera, pallina forata e tanta voglia di mettersi alla prova: il pickleball sta diventando uno sport sempre più internazionale
Ha passaporto americano e oggi negli States i pickleball lovers sono circa 60 milioni. Nato nella metà degli Anni Sessanta del Novecento, le origini di questo sport da racchetta si devono a tre amici, che per divertire i bambini in vacanza hanno dato libero sfogo alla loro creatività pensando a un gioco semplice da praticare e con un’attrezzatura di facile reperibilità.
Conosciuto Oltreoceano come “tennis in slow motion”, questa disciplina sta scalando la vetta della popolarità anche in Italia, con una presenza sempre più significativa in ogni regione.
Il primo campo in assoluto sul territorio italiano è stato inaugurato nel 2017 a Tocco da Casauria, in Abruzzo.
Sul campo
Il campo, dove si gioca in singolo o in doppio, ha una dimensione pari a circa un quarto di quello da tennis, cioè 13,41 metri di lunghezza e 6,10 in larghezza. Con il perimetro di margine si arriva fino a 20 metri di lunghezza e 10 di larghezza (le stesse misure di un campo da padel). La rete che divide le due metà campo deve essere alta 86,36 centimetri al centro e 91,44 agli estremi. L’area a ridosso della rete di 2,13 metri si chiama kitchen – zona di non volée o non-volley zone – ed è determinante per le regole del gioco.
La racchetta per regolamento si chiama paddle, è leggera (pesa circa 220 grammi), un po’ squadrata e ha due facce solide, con anima a nido d’ape, rivestite in materiali rigidi e non comprimibili, come fibra di vetro, grafite o carbonio. La pallina è di plastica dura, pesa 22 grammi ed è forata (da 26 a 40 fori), una caratteristica che ne rallenta la velocità.
Le regole del gioco
Il servizio si batte dal basso al di sotto della vita del giocatore senza l’obbligo di fare rimbalzare la palla. La battuta deve essere eseguita in diagonale, con entrambi i piedi dietro la linea di fondo. È permesso un solo tentativo di servizio: se la partita è a coppie, dopo il primo servizio sbagliato il partner potrà riprovare. In caso di doppio errore, la battuta passerà agli avversari. Ci sono poi due regole fondamentali. La prima è la regola della non-volley zone (kitchen). «Ciò significa che in questa area la palla non può essere colpita al volo, deve rimbalzare obbligatoriamente al suolo», sottolinea l’intervistato. Altrimenti il gioco sarebbe troppo facile. La seconda si chiama regola del terzo colpo o del doppio rimbalzo. Dopo la battuta, la palla deve fare un rimbalzo prima della risposta dell’avversario dall’altra parte del campo e un altro rimbalzo ancora quando torna nella metà campo di chi sta al servizio. Non è possibile dunque fare il serve and volley come nel tennis.
Per vincere il set – che dura circa 15 minuti – occorre arrivare a 11 punti. In caso di parità a 10, bisogna distanziare l’avversario di due punti. Il punto è aggiudicato se la palla rimbalza due volte nel campo avversario, quando va in rete oppure fuori dai limiti del campo o ancora se l’avversario colpisce la palla al volo nella non-volley zone. Si fa punto soltanto se si è in possesso del servizio: se si commette un errore al servizio, la battuta passa all’avversario ma senza ottenere il punto.
L’articolo completo è sul numero di Silhouette donna di settembre, ora in edicola.
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