Invert carbo diet: per dimagrire cambia l’ordine delle portate
Verdure, proteine, grassi e poi carboidrati. Si chiama invert carbo ed è una strategia per frenare il senso di fame e tenere sotto controllo i picchi glicemici. Se soffri di insulino resistenza o diabete chiedi sempre il consulto dello specialista
La rivisitazione è sempre sulla cresta dell’onda. E a tavola non fa eccezione. Si chiama Invert Carbo e più che una dieta è una strategia nutrizionale, conosciuta nella letteratura scientifica come carbohydrate-last meal pattern o food order. «Ciò significa modificare la sequenza con cui vengono consumati gli alimenti durante il pasto: si inizia con verdure ricche di fibre, si prosegue con la quota proteica, gli eventuali grassi e si consumano i carboidrati complessi, come pasta, riso o pane, alla fine», spiega la dottoressa Carola Dubini, biologa ricercatrice e nutrizionista dell’Unità operativa di Endocrinologia e il Servizio di Nutrizione Clinica e Prevenzione Cardiometabolica del Policlinico San Donato.
L’interesse per questa strategia nasce dal fatto che l’ordine degli alimenti può influenzare la risposta metabolica dopo il pasto.
Maggiore sazietà
Diversi studi hanno dimostrato che consumare i carboidrati dopo fibre e proteine riduce il picco glicemico e insulinico per via di alcuni meccanismi, come il rallentamento dello svuotamento gastrico, la presenza delle fibre che riduce la velocità di assorbimento del glucosio e una maggiore secrezione di ormoni intestinali come GLP-1 e PYY, coinvolti nella regolazione della sazietà e del metabolismo glucidico. Per questo motivo, alcune persone riferiscono anche una minore sensazione di sonnolenza post prandiale seguendo questa strategia alimentare. «Il contenuto calorico del pasto rimane invariato, cambia il modo in cui l’organismo gestisce i nutrienti», precisa la nutrizionista.
Benefici e limiti
I vantaggi documentati riguardano soprattutto il metabolismo glucidico: riduzione della glicemia dopo pranzo, una risposta insulinica più contenuta, una maggiore secrezione degli ormoni della sazietà e, in alcuni studi, un miglior controllo glicemico nelle persone con diabete mellito di tipo 2 o prediabete. La maggior parte degli studi però ha coinvolto piccoli campioni di soggetti e ha valutato soprattutto gli effetti immediati sul metabolismo dopo il pasto. Mancano ancora analisi di lunga durata che dimostrino benefici clinici superiori rispetto a una dieta mediterranea ben equilibrata. «Non esistono vere controindicazioni per la popolazione sana, ma nelle persone in terapia insulinica o con farmaci ipoglicemizzanti è opportuno evitare modifiche significative delle abitudini alimentari senza il confronto con il medico o il dietista/nutrizionista, perché la risposta glicemica può cambiare», avverte Dubini. Inoltre non bisogna interpretare questa strategia come una “licenza” a consumare quantità elevate di pasta o dolci: qualità e quantità degli alimenti restano i fattori determinanti.
Long lasting ma con riserva
Seguire abitualmente la sequenza verdure-proteine-carboidrati non comporta rischi nutrizionali e può essere un mood da integrare facilmente nella dieta mediterranea. «Il messaggio pratico è semplice: iniziare il pasto con una porzione abbondante di verdure, seguire con una fonte proteica di qualità e consumare i carboidrati complessi successivamente può essere una strategia utile, facilmente applicabile e supportata da un numero crescente di evidenze scientifiche, pur senza aspettarsi effetti straordinari», conclude la nutrizionista.
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