14/08/2026

Yoga: perché la pratica di gruppo è calmante

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 14/08/2026 Aggiornato il 14/08/2026

Non è una suggestione: gli studi di psicologia e neurologia hanno comprovato che dedicarsi allo yoga insieme ad altri agisce come amplificatore dei benefici regalati dall’antica disciplina indiana

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Quando pensiamo ai benefici della pratica del fitness in gruppo, ne citiamo sempre uno di natura psicologica: i compagni di allenamento costituiscono uno specchio e un termine di confronto, ci spingono a migliorare e a sfidarci, sono uno stimolo a non cedere. Questo vale anche per lo yoga, dove la condivisione del viaggio porta i praticanti a darsi supporto reciproco e a provare empatia, spronandosi e aiutandosi a vicenda. Ma esercitarsi insieme nell’antica disciplina indiana ha risvolti e vantaggi un po’ più articolati, che ormai le neuroscienze e gli studi psicologici hanno comprovato. Lo racconta l’insegnante Francesca Cassia, attingendo alle più recenti ricerche sugli effetti positivi e calmanti di un “flow collettivo”.

Appartenere a un gruppo che pratica sempre insieme fa crescere un forte senso di connessione e di appartenenza: non ci si sente isolati e questo porta un gradevole senso di sicurezza.

Rallenta i battiti e il respiro

Su questo benessere emotivo di carattere generale, diffuso ma comunque estremamente soggettivo, si innestano anche meccanismi che coinvolgono ormoni e neurotrasmettitori, quindi fenomeni clinicamente misurabili. La pratica di gruppo, tipica dello yoga, agisce infatti in modo concreto sul sistema nervoso autonomo parasimpatico, quello che si attiva nelle situazioni di calma e che interferisce con il ritmo del respiro e del cuore, rallentandoli, che contrasta le tensioni psicofisiche e lo stress e che genera una sensazione si tranquillità. Protagonista di queste dinamiche è il nervo vago, principale nervo del sistema parasimpatico, dalla cui stimolazione dipendono effetti rilassanti e tranquillizzanti sul fisico e sulla mente.

Dipende anche dalla “coregolazione”

Secondo la “teoria polivagale” elaborata dallo psicologo americano Stephen Porges, la calma profonda nasce spesso anche da una situazione di “coregolazione”, in cui entrano in gioco la presenza di altri, la condivisione di un ritmo di esecuzione e il senso di sicurezza percepita. «Praticare yoga in uno spazio guidato, con una voce che accompagna e un gruppo in cui tutti respirano insieme, invia un messaggio chiaro al nervo vago: sei al sicuro, puoi lasciare andare e rilassarti» sintetizza Francesca Cassia.