24/07/2026

Alimentazione: come riconoscere le fake news

Simona Lovati
A cura di Simona Lovati
Pubblicato il 24/07/2026 Aggiornato il 24/07/2026

Attenti all’alimentazione sì, ma non smaliziati a sufficienza per riconoscere tutte le bufale che ruotano attorno al piatto. L’Istituto superiore di sanità invita i cittadini a usare senso critico nella valutazione di notizie “alimentari” che circolano in Rete  

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Voto in pagella: molto buono, ma alcuni argomenti meritano un approfondimento. L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha promosso sui suoi canali sociali il sondaggio, “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, che ha coinvolto oltre 4mila partecipanti. Gli italiani sono interessati ai temi della nutrizione e, nella maggior parte dei casi, riescono a riconoscere le false credenze in questo campo, anche se si evidenziano ancora convinzioni errate. «Viviamo in un contesto in cui le informazioni circolano con una velocità senza precedenti e nel campo dell’alimentazione questo fenomeno è particolarmente evidente: fake news, miti nutrizionali e promesse di diete miracolose possono generare confusione, influenzare le scelte alimentari e compromettere l’adesione alle raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche», commenta Rocco Bellantone, presidente Iss.

Il decalogo anti-bufale

Per aiutare i cittadini a orientarsi nel panorama dell’informazione online, il Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Iss ha realizzato un decalogo.

Diffida delle soluzioni semplici a problemi complessi Se qualcosa promette risultati rapidi e universali (per esempio “cura miracolosa”, “Perdi 5 kg in una settimana senza dieta né attività fisica”), è molto probabile che non sia supportato da evidenze solide.

Chiediti: da dove viene l’informazione? Fonte, autore e competenza contano. Sui mezzi di informazione e sui social in particolare chiunque può diffondere contenuti senza qualifiche, con qualità molto variabile (anche per interessi commerciali).

Attenzione al linguaggio emotivo Le fake news funzionano perché fanno leva su paura, speranza o indignazione: i contenuti emotivi (“Questo alimento ti sta avvelenando ogni giorno!”, “Scoperta sconvolgente che i nutrizionisti non vogliono farti sapere”) si diffondono più velocemente e sono più creduti.

 Non confondere esperienza personale con evidenza scientifica Testimonianze non equivalgono a prove: la scienza si basa su studi controllati e replicabili.

Fai attenzione alle informazioni parziali Molte informazioni non sono completamente false, ma incomplete o decontestualizzate, presentando solo i benefici (“Questo integratore rafforza il sistema immunitario”, senza indicare per chi, in quali condizioni o con quali evidenze). Anche questo è cattiva informazione.

Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower) La popolarità non è sinonimo di verità: i meccanismi di approvazione sui social fanno sembrare affidabili anche contenuti falsi.

Non rimanere nella tua “bolla” cercando conferma di quello in cui credi Tendiamo a credere a tutto ciò che conferma le nostre idee e le fake news sfruttano proprio questo meccanismo. Se pensi che “lo zucchero sia il principale responsabile di tutte le malattie”, crederai più facilmente a messaggi che lo demonizzano, anche senza basi scientifiche solide.

Controlla se esiste consenso scientifico Un singolo studio non basta, perché raccomandazioni affidabili derivano dalla valutazione complessiva delle evidenze, non da risultati isolati.

Fermati prima di condividere Un semplice “pausa e verifica” riduce la diffusione di fake news.

Allena il pensiero critico (prebunking) Imparare a riconoscere tecniche, spesso manipolative, usate nella disinformazione (per esempio generalizzazioni o cherry picking, cioè ignorare evidenze scientifiche che smentiscono una tesi) aiuta a diventare più resistenti alle fake news. Diffida dal linguaggio sensazionalistico.