30/06/2026

Vacanze: come vivi la scelta della meta?

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 30/06/2026 Aggiornato il 30/06/2026

Una recente ricerca rivela che la destinazione dei viaggi e dei soggiorni di relax riflette lo stato d’animo di chi la sceglie. Con qualche difficoltà psicologica inattesa

ok-NORTH-SAILS

Non è solo questione di “dove” andare, ma anche di “perché” andare proprio lì: la scelta della meta per le vacanze sottende sempre uno stato d’animo e riflette aspirazioni, desideri, talvolta timori o perplessità. Insomma, dimmi dove vai e ti dirò chi sei (dentro). Uno studio condotto su un campione rappresentativo di 1000 italiani dalla piattaforma di noleggio CamperDays, in collaborazione con l’istituto di ricerca Censuswide, ha analizzato le motivazioni psicologiche che spingono verso una destinazione di viaggio piuttosto che un’altra.

L’86% organizza le vacanze mettendo al primo posto i bisogni più intimi e profondi: per una grande maggioranza degli intervistati non c’è quindi nulla di casuale nella pianificazione.

A ogni generazione la sua vacanza

Disconnettersi e rallentare (34%) è la motivazione generale più diffusa quando si decide di partire: un bisogno che, secondo la ricerca, mette d’accordo tutte le generazioni. Differenze significative emergono però nel modo di intendere questo bisogno di pausa a seconda dell’età. La Gen Z (15-30 anni) è quella più introspettiva o orientata alla scoperta, che vuole una vacanza utile ad esplorare nuove culture (25%) e imparare qualcosa di nuovo per favorire la propria crescita personale (18%). Diverso, invece, l’approccio alla vacanza dei Millennial (30-45 anni) e della Generazione X (46-61 anni), per cui il desiderio di concedersi momenti di gratificazione personale riguarda rispettivamente il 21% e 18% del campione: è un’esigenza che cresce ulteriormente tra i Boomer (over 61), per i quali raggiunge quasi il 24%.

Il 58% degli intervistati conferma che la scelta della meta deve dare al viaggio un significato e il 18% addirittura ritiene che il significato del viaggio sia più importante della destinazione in sé.

La pressione social sulle scelte

La ricerca di una meta che risponda a bisogni e motivazioni personali e intimi, però, si scontra spesso con una dinamica che il mondo della connessione web e dei social amplifica in modo marcato: la pressione sociale della vacanza perfetta. Oggi viaggiare significa anche rispondere ad una serie di aspettative e confronti continui con gli altri e non sorprende che la metà degli intervistati (51%) ammetta di sentire questo disagio, percepito soprattutto tra le generazioni più giovani, dove la percentuale si alza al 61% per chi ha tra i 18 e i 28 anni e al 58% per la fascia d’età tra i 29 e i 44.

A peggiorare questa aspettativa sociale sono diversi fattori, che mostrano come lo stato d’animo durante la preparazione della vacanza non sia sempre sereno: le costrizioni date dal budget (40%), la paura di sprecare tempo e denaro (30%) e un numero limitato di giorni di ferie (27%).

Molto comune è infine la cosiddetta “decision fatigue” durante la pianificazione del viaggio, con effetti inaspettati: la scelta di destinazioni percepita come troppo vasta e un senso di indecisione e sovraccarico mentale portano a rimandare la scelta o a viverla come un peso: lo ammette oltre il 20% del campione.