Serie tv: Lino Guanciale è Mario Tobino ne Le libere donne
Arriva su Rai1 la serie tv Le libere donne, tratto da un romanzo dello scrittore-psichiatra Mario Tobino qui interpretato da Lino Guanciale
Mario Tobino fu uno psichiatra non convenzionale, con la passione per la scrittura. La sua figura è al centro de Le libere donne, serie tv in tre puntate liberamente ispirata proprio al suo romanzo Le libere donne di Magliano (edito da Mondadori) e con protagonista Lino Guanciale.
La regia è di Michele Soavi, per il quale Tobino fu un nonno putativo in quanto compagno della nonna Paola, che nella serie è interpretata da Gaia Messerklinger.
Nel cast anche Grace Kicaj e Fabrizio Biggio, al suo primo ruolo drammatico. E ancora: Paolo Giovannucci, Massimo Nicolini, Paolo Briguglia, Pia Lanciotti, Paola Sambo, Francesca Cavallin, Filippo Caterino, Dodi Conti, Gea Dall’Orto, Irene Muscarà, Marta Bulgherini, Ianua Coeli Linhart, Riccardo Goretti, Vittoria Gallione, Luigi Diberti.
L’appuntamento con Le libere donne (serie coprodotta da Rai Fiction ed Endemol Shine Italy) è da martedì 10 marzo su Rai1 (e in boxset su RaiPlay).
La follia come forma di libertà
Siamo tra Lucca e Viareggio durante la Seconda Guerra Mondiale. Mario Tobino è uno psichiatra che si trova a lavorare nell’ospedale psichiatrico femminile di Maggiano e sfida le regole repressive vigenti per cercare di salvaguardare la dignità delle sue pazienti. Alcune di loro hanno trovato conforto nella follia come unica forma di libertà a cui aspirare, mentre altre sono state ingiustamente recluse solo perché hanno osato affermare il loro spirito libero.
Mario trova un alleato nel dottor Anselmi, giovane medico schietto e altruista, con il quale riuscirà anche a instaurare uno splendido rapporto di amicizia e fiducia.
La vita dello psichiatra prende una svolta inaspettata quando a Maggiano arriva Margherita Lenzi, una giovane donna rinchiusa nell’ospedale dal marito contro la sua volontà. L’istinto lo spinge a dubitare della sua pazzia e a domandarsi se non sia solo la vittima di un uomo violento, che non vede l’ora di mettere le mani sulla sua eredità. Mario inizierà così un’avvincente ricerca della verità, combattuto tra un sentimento intenso e inaspettato per Margherita (che lo spinge a confrontarsi con dilemmi morali e a rischiare la sua posizione) e un amore che torna dal passato, ovvero quello per Paola Levi, diventata nel frattempo una staffetta partigiana.
Il fil rouge famigliare con Michele Soavi
«Lino si era innamorato della storia tre anni prima, poi Peter Exacoustos e Laura Nuti hanno scritto una sceneggiatura meravigliosa tratta dal libro e lui è stato un compagno di viaggio strepitoso. Si è poi creata una bolla meravigliosa con tutti gli attori» – racconta il regista Michele Soavi durante la conferenza stampa – «Non è mai facile raccontare qualcosa che fa parte della tua fetta famigliare. Adriano Olivetti è morto quando avevo tre anni e Mario è diventato il mio vero nonnino, quando andavamo a trovare Paola a Fiesole c’era lui a farmi giocare. E penso che in qualche modo lui mi abbia accompagnato fin qui».
La parola a Lino Guanciale e Fabrizio Biggio
«È stato un set emotivamente magico. Michele ha passato a tutti noi questo album di famiglia e abbiamo sentito più forte la responsabilità del lavoro, però è stata anche una strada che ci ha aiutato a portare una dimensione di verità dentro le figure» – dice Lino Guanciale – «Da ragazzo ho letto poco di Tobino, mi sono concentrato di più sulle sue opere quando si è iniziato a parlare de Le libere donne. Questa è la prima volta che interpreto un personaggio realmente esistito e ciò che mi ha interessato di più di lui sono le sue esitazioni e le sue imperfezioni, le scelte prese in maniera netta e chiara non come un eroe ma in quanto persona normale. Lui era stato medico in Libia e una volta tornato si era ritrovato a fare un lavoro in un ambito psichiatrico, ancora al paleolitico. Tobino cerca di cambiare le cose, di dare dignità umana a chi sta in un ospedale psichiatrico. Nel primo libro che pubblica dà spazio a un femminile violato che in quel periodo non ha voce e dignità. Penso che ancora oggi noi maschietti dovremmo “Tobinizzarci” un po’ di più».
«Era da tempo che desideravo di fare questo tipo di esperienza, di tirar fuori le mie corde drammatiche. Nessuno, prima di Michele Soavi, aveva mai osato farmela fare» – svela Fabrizio Biggio (dottor Anselmi) – «Mi ha guardato e mi ha detto: “prima di tutto dobbiamo eliminare il Biggio televisivo”. Per farlo siamo partiti appiattendo i capelli con una pettinatura anni’40. Poi c’erano i colleghi che mi hanno aiutato molto, in particolare all’inizio e Lino mi tranquillizzava con sguardi calmi e affettuosi».
Le dichiarazioni di Grace Kicaj e Gaia Messerklinger
«Quando arrivò il provino non sapevo bene da cosa fosse tratta la sceneggiatura, poi ho fatto le mie ricerche e ho letto il libro. Il provino è stato incredibile, ho interpretato una delle scene più difficili ed intense» – racconta Grace Kicaj (Margherita) – «Avere la possibilità di fare questo personaggio è stato un dono enorme, per me Michele Soavi è una persona importantissima che mi ha insegnato tantissimo. Lino è una persona di una umanità incredibile e quando si parla di solidarietà femminile non posso fare a meno di pensare a Gaia».
Gaia Messerklinger, che interpreta Paola Levi (sorella di Natalia Ginzburg e prima moglie di Adriano Olivetti), dice: «È stato un progetto intenso per tutti noi. Si raccontano infatti storie importanti e complesse con grande profondità e poesia. Michele ha condiviso con me ricordi personali e intimi per capire che femminile sarei andata a rappresentare. Paola era una donna fuori dagli schermi per il suo vissuto: era separata e indipendente, indossava una maschera borghese molto composta e misurata, ma era un cavallo selvaggio, intraprendente e libera nel senso più puro di questa parola».
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