27/02/2026

Yoga per chi guarda lontano

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 27/02/2026 Aggiornato il 27/02/2026

La pratica yoga è uno slancio continuo in avanti: non solo sul tappetino, in cerca di nuove tenute e nuove sequenze, ma anche metaforicamente verso i propri obiettivi nella vita

ok CHARLOTTE LAZZARI BY MARGHERITA CENNI

C’è un forte legame fra la pratica dello yoga e la progettualità, la capacità di proiettarsi in avanti nella vita con determinazione e sicurezza. Come spiega l’insegnante Francesca Cassia, ogni conquista sul tappetino (una nuova posa impegnativa, una tenuta in equilibrio che finalmente si riesce a eseguire, un flow più complesso di quelli provati in passato) accresce la fiducia in sé, nelle proprie capacità e nell’importanza di non perdersi d’animo, continuando a impegnarsi e a migliorarsi. Si tratta di un insegnamento che aiuta anche nella vita, perché tutti i progetti richiedono la stessa applicazione, grinta, resilienza. Ma guardare avanti, guardare lontano è nello yoga qualcosa di molto concreto e profondo e l’esperta ci spiega perché.

Chi si allena sul tappetino guarda sempre lontano, punta lo guardo in avanti sia in senso fisico che in senso metaforico.

Lo sguardo consapevole

In uno dei testi più importanti della tradizione induista e yogica, gli Yoga sutra di Patanjali, si parla di “drishti”, lo sguardo consapevole, che è considerato uno strumento di concentrazione e di espansione della coscienza. In parole semplici e accessibili alla nostra cultura, significa che puntare lo sguardo lontano durante la pratica serve per concentrarsi e percepire il proprio potenziale, le proprie capacità, ciò che si trova oltre il “qui-e-ora”. Il praticante trova il suo radicamento sul tappetino, sa dove vuole arrivare (ad esempio un certo asana) e “guarda lontano”, applicando tutta la determinazione possibile per la riuscita della posa. «Determinazione non significa rigidità ma attenzione lucida: sai dove vuoi andare e lasci che il corpo trovi la via più fluida. Nello yoga si impara a portare nell’esecuzione e nel movimento la chiarezza mentale, perché ogni slancio parte proprio dalla presenza, dall’attenzione, dall’autoascolto e dalla consapevolezza» spiega Cassia. Si guarda avanti, si respira e ci si proietta verso il risultato, sul tappetino come nella vita.

La stimolazione del nervo vago

Ciò che è davvero sorprendente è il fatto che le neuroscienze confermano gli insegnamenti degli antichi maestri yogi, che talvolta a noi appaiono difficili da capire e forse un po’ astratti. «Guardare l’orizzonte stimola il nervo vago e il sistema parasimpatico, riducendo lo stress e favorendo la calma e la resilienza. Inoltre è un gesto che coinvolge più aree del cervello, migliorando l’equilibrio e la propriocezione» racconta l’insegnante. Il cervello, insomma, interpreta lo sguardo puntato lontano come un segnale di sicurezza e orientamento, abbassando il cortisolo, la tensione muscolare e facilitando al corpo l’esercizio che lo aspetta. Non è tutto. «Guardare lontano attiva la corteccia prefrontale, sede della pianificazione e della progettualità» rimarca Cassia.

L'esperta consiglia

Sentirsi calmi, pronti, presenti a se stessi e percepire il futuro come uno spazio aperto e sicuro sono i presupposti per muoversi verso i propri obiettivi con sicurezza, in una classe di yoga come nel quotidiano.