09/02/2026

Sanremo 2026: Ermal Meta ci racconta come è nata la sua Stella Stellina

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 09/02/2026 Aggiornato il 09/02/2026

Tra i Big del 76esimo Festival di Sanremo anche Ermal Meta, in gara con un brano destinato a lasciare il segno intitolato Stella Stellina

Ermal Meta

Ermal Meta è un cantautore sensibile, impegnato e raffinato che siamo sicuri lascerà ancora una volta il segno a Sanremo (dove ha già vinto in coppia con Fabrizio Moro nel 2018 e si è classificato al terzo posto nel 2017 e nel 2021).

La canzone con cui torna in gara tra i Big si intitola Stella stellina e affronta, con grande delicatezza, il tema dell’infanzia a Gaza.

Il brano farà poi parte del suo nuovo album Funzioni vitali in uscita il 27 febbraio (il cui tema principale è il tempo, inteso come nostalgia e inganno). Ermal ne ha parlato con i giornalisti, che ha incontrato nella sede milanese della Sony (la sua casa discografica).

Un ritorno che ha un sapore diverso

«La mia ultima volta a Sanremo è stata cinque anni fa con Un milione di cose da dirti e tornare sul “luogo del delitto” è sempre molto emozionante. La canzone che propongo forse contribuisce ad aumentare anche il peso emotivo che porto con me» – spiega – «Devo dire che il fatto che questo sia il mio primo Festival da papà cambia qualcosa. Non l’avrei mai immaginato prima, mi sarebbe sembrato cringe da dire, ma provarlo e viverlo mi fa sentire in maniera diversa. È come se con la paternità ci fosse un grado di responsabilità in più».

E aggiunge: «Stella stellina è una canzone che ho scritto di getto e ho capito subito che poteva essere adatta per Sanremo, però io a Carlo Conti ho fatto sentire tutti i pezzi dell’album».

Storia di una bambina di Gaza

«Stella stellina parla di una bambina di Gaza senza nome, che appartiene a un popolo senza voce che è sulla bocca di tutti ma è dimenticato» – sottolinea Ermal, che racconta poi la genesi della canzone – «Stavo suonando la chitarra per la mia piccola Fortuna (ogni volta mi invento filastrocche per lei), ma qualche ora prima avevo visto delle immagini forti e mi era rimasto impresso lo sguardo di una bambina, che mi ha trafitto il cuore. Così, dopo che mia figlia si è addormentata, mi sono ritrovato a cantare una melodia e nel giro di un quarto d’ora ho scritto questa canzone. Mi sono messo nei panni di uno dei tanti uomini disperati che si trovano in quella terra».

E sulla collaborazione con Dardust ci dice: «Inizialmente avevo realizzato per il pezzo un vestito alla Goran Bregović, ma poi ho capito che volevo ne avesse uno più moderno e così ho chiamato Dardust, che conosco da tantissimi anni. Lui ha dato un “level up” pazzesco al brano pur mantenendo le sue coordinate. Poi gli ho chiesto di affiancarmi anche nella serata duetti per la cover di Golden Hour di JVKE».

L’impegno sociale

«Nel testo di Stella stellina non cito Gaza, perché ci sono tanti riferimenti che riconducono ad essa e non volevo circoscrivere il racconto. Non voglio diventare un narratore di tragedie, ma ho provato un forte senso di empatia e ho scritto questa canzone. Per un cantautore il compito principale è quello di raccontare ciò che sente e non filtrarlo. Quando ti esponi devi essere in grado di difendere ciò in cui credi. La Costituzione mi garantisce il diritto di parola e voglio usufruirne, è un atto di fedeltà verso me stesso» – spiega Ermal – «Come vi dicevo da quando sono diventato padre la pelle mi si è assottigliata ulteriormente. Oltre al senso di protezione, mi chiedo come posso raccontare il male alle mie tre figlie (oltre a Fortuna ci sono infatti Klodjana e Lumturije, che ho adottato)».

Sul capitolo Eurovision dichiara: «Non credo di vincere, ma se capitasse ritengo che ci siano tanti modi per esprimere il proprio dissenso, come quello di cantare una canzone in faccia. Non partecipare sarebbe non andare fino in fondo al messaggio».