16/12/2025

Riposo: non c’è solo quello fisico. Scopri gli altri 6 tipi

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 16/12/2025 Aggiornato il 16/12/2025

Oltre al riposo fisico, che ci fa pensare immediatamente al sonno, ci sono svariati altri modi per riposare, contrastando lo stress e la pesantezza psicoemotiva

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Si fa presto a dire “riposo”, ma a quale forma di riposo ci si riferisce? Tutte sappiamo che il riposo per antonomasia è il sonno, che è un momento fondamentale di recupero per l’organismo, indispensabile per la salute e il benessere: dormire bene, infatti, preserva il sistema cardiovascolare, le funzioni cognitive, il sistema immunitario, aiuta a mantenere un adeguato metabolismo e addirittura il peso ideale.

Fa bene anche alla mente

Un adeguato riposo notturno fa bene anche alla sfera psicoemotiva, perché aiuta a regolare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, e favorisce quindi l’equilibrio e la tranquillità. Tuttavia è possibile riposare, riducendo i livelli di stress psicofisico, anche con attività diverse dal sonno: lo spiega la dottoressa Simona Anselmetti, psicologa e psicoterapeuta, supervisore e facilitator EMDR, specializzata in psicotraumatologia.

Riposare non significa necessariamente “non fare nulla”: a seconda della propria indole, delle inclinazioni e del lavoro che si svolge, la fatica si può contrastare con tipi diversi di riposo.

Scopri gli altri tipi

Oltre al riposo fisico, che è quello che riguarda il corpo e che ha nel sonno lo strumento più noto e alla portata di tutti, esistono altri 6 tipi di riposo.

  1. Riposo mentale. Indispensabile per chi svolge lavori di concetto o comunque attività che impegnano “la testa”, si ottiene regalandosi delle pause o tenendo un diario, che può aiutare a prendere le distanze dalle cause del proprio affaticamento. “Anche l’attività motoria è un antidoto efficacissimo, perché comporta uno stacco deciso dalla fonte di stress, libera la mente e stimola la produzione di endorfine e di serotonina, ormoni legati al piacere e regolatori del tono dell’umore” spiega la dottoressa.
  2. Riposo sensoriale. È quello in cui ci isoliamo per un arco di tempo da tutti gli stimoli esterni: abituati a sollecitazioni continue e martellanti, che arrivano dai media, dai social, dal telefono, dalle luci e dai suoni dell’ambiente in cui viviamo, abbiamo bisogno di tanto in tanto di spegnere i dispositivi, chiudere gli occhi e ritrovare noi stessi. Magari semplicemente respirando.
  3. Riposo sociale. Consiste nel trascorrere del tempo con persone da cui si ha la certezza di essere supportati e con cui è possibile essere se stessi, senza maschere e senza comportamenti obbligati, studiati o controllati.
  4. Riposo emotivo. Consiste nella possibilità di esprimere le proprie emozioni e i propri sentimenti in modo spontaneo, senza doverli dissimulare. «Permettersi di essere tristi e di manifestarlo, di far vedere ciò che si prova senza il timore di essere giudicati (anche da se stessi) è un modo per lasciare andare i pesi interiori» puntualizza l’esperta.
  5. Riposo creativo. Si raggiunge contemplando e godendosi la bellezza della natura, dei dipinti di una mostra, delle opere esposte in un museo, oppure appendendo alle pareti di casa delle immagini che si percepiscono come gioiose. «Riposo creativo è anche mettere in gioco la propria creatività, producendo o realizzando qualcosa per il solo piacere di produrre, senza altro fine: un dipinto, un lavoro a maglia o all’uncinetto, una pietanza» chiarisce la psicologa.
  6. Riposo spirituale. Abituati a essere pragmatici, ad affrontare e a risolvere problemi concreti, «abbiamo bisogno di tanto in tanto di andare oltre la concretezza», sintetizza Anselmetti. La religione è la forma più ovvia di spiritualità, ma analogo beneficio si può trarre anche dallo yoga (disciplina che ha una forte componente spirituale) o dalla mindfulness, che aiuta a staccare e a portare il focus sui qui-e-ora.