Yoga per tornare serene. Lo confermano tradizione e neuroscienze
Dagli insegnamenti degli antichi maestri alla scienza medica più avanzata, esistono prove che la pratica aiuta a contrastare lo stress e a trovare centratura e benessere
Quando si parla di yoga, tutte ormai sappiamo che uno dei benefici della tradizionale disciplina indiana è la sua azione antistress, la sua capacità di regalare benessere ed equilibrio. L’insegnante Francesca Cassia ci spiega che l’effetto rasserenante della pratica crea una sorta di ponte fra la saggezza antica e le scoperte scientifiche di oggi.
Dalla filosofia indiana, attraverso i maestri yogi, ci arrivano pillole di saggezza utili per condurre una vita più serena.
I tre principi cardine
Fra i “segreti” tramandati dalla cultura yogica, l’esperta individua tre atteggiamenti che aiutano a vivere con meno stress e maggiore leggerezza. Servono durante la pratica e l’esecuzione degli asana, ma la loro applicazione può estendersi alla vita di tutti i giorni: impararli sul tappetino significa poterli mettere in pratica anche fuori.
1) Ahimsa è un principio di non-violenza. Consiste nell’essere gentili: «Troppe volte ci auto-critichiamo o pretendiamo troppo da noi stesse» spiega Cassia. Lo yoga insegna a non perdersi d’animo alla prima difficoltà, a riprovare l’esecuzione dell’asana complesso, ad accettare la sfida dell’equilibrio o della posizione inusuale, ma soprattutto ad accogliere i propri limiti con dolcezza, indulgenza e accettazione amorevole. «Nella vita bisogna trattarsi con la stessa cura che riserviamo alle persone a cui vogliamo bene» sottolinea l’insegnante. Essere pazienti e non giudicanti è una chiave della serenità, qualunque cosa accada.
2) Aparigraha è la leggerezza del non-attaccamento. Negli Yoga sutra del saggio Patanjali esprime la capacità di lasciar andare tutto ciò che è superfluo, incluse emozioni, aspettative e ruoli. Sul tappetino indica la concentrazione sul qui-e-ora, su ciò che si fa, senza mettersi a confronto con gli altri e senza soffrire di ansia da prestazione. È una forma di mindfulness ante litteram e rimanda a tante pratiche suggerite da psicologi e coach per combattere lo stress. Nella vita quotidiana aparigraha si traduce nel liberarsi dai condizionamenti inutili, acquistando consapevolezza di sé e abbandonando tutti i pesi (fisici e metaforici) che ci procurano malessere.
3) Ishvarapranidhana è un invito a fidarsi del flusso della vita. «Non possiamo controllare tutto e provare a farlo genera solo ansia. Lo yoga ci insegna a lasciare andare ciò che non dipende da noi e a trovare sicurezza nel momento presente» racconta Cassia.
Le conferme scientifiche
Se i tre principi-cardine della tradizione trovano punti di contatto con gli studi della moderna psicologia, anche la medicina e, in particolare, le neuroscienze hanno recentemente confermato l’efficacia della pratica yoga sul sistema nervoso e, più in generale, sull’intero organismo. Gli esercizi di respirazione del Pranayama, ad esempio, attivano il nervo vago, responsabile della risposta di rilassamento del corpo, del rallentamento dei battiti cardiaci e della pressione sanguigna, e riducono il cortisolo, l’ormone dello stress. La concentrazione yogica, praticata anche solo per 10 minuti al giorno, agisce invece sull’amigdala, la zona del cervello legata alla paura e all’ansia, riducendone l’attività e favorendo emozioni più serene ed equilibrate.
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